Un momento della Veglia missionaria di venerdì sera in Duomo
Un momento della Veglia missionaria di venerdì sera in Duomo

Sotto il mosaico del Battesimo di Cristo nel Giordano, nel Battistero Neoniano, è iniziata venerdì sera la Veglia missionaria diocesana, che aveva per slogan “Battezzati e inviati”, lo stesso scelto da Papa Francesco per questo mese missionario straordinario che coincide con ottobre. Tanti i giovani che hanno animato la veglia presieduta dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni e concelebrata dal direttore del Centro missionario diocesano, don Alain Gonzalez Valdès.

Sono stati molteplici i riferimenti, durante la celebrazione, al Battesimo: dall’aspersione con l’acqua benedetta alla professione di fede di Matteo Romagnoli che questa sera diventerà diacono fino al ricordo finale della candela, illuminata per ognuno di noi al cero pasquale (nel nostro Battesimo) per fare luce per tutti. La missione parte proprio da lì, dal sacramento che ci ha fatto diventare cristiani. E può arrivare lontano, come hanno dimostrato entrambe le testimonianze rese durante la veglia in Cattedrale.

Da un lato, Andrea Romagnoli, a un passo dal diaconato permanente che ha raccontato le origini del suo percorso di fede, le svolte, e quello che lo ha portato a riconoscere e scegliere la sua vocazione. Con una consapevolezza, ora: “Dobbiamo partire, ogni giorno. E’ importante non dormire, il fuoco è ancora acceso, è il momento di agitare le acque, uscire, donarsi camminare, seminare qualcosa di nuovo andando altre noi stessi”.

Don Filippo Rosetti, parroco nella Diocesi di Rimini, ha invece raccontato come la missione in Perù con l’Operazione Mato Grosso ha cambiato la sua vita e la sua fede. Cura dei piccoli e attenzione ai poveri: questi, da allora, i punti di vista sulla realtà che gli ha donato l’esperienza in Perù.

Infine, un segno concreto. Per mostrare “dove” può portare la missione, al centro della navata è stata posta una “mappa” della diocesi nella quale ognuno poteva mettere un “segnaposto” nel luogo in cui si sente chiamato alla missione. Molto è ovviamente concentrato in città, ma le periferie chiamano: anche in questo si tratta di camminare, come Diocesi.