La chiesa di San Cristoforo, in tutta la sua ampiezza, era piena lunedì pomeriggio per l’ultimo saluto al dottor Mario Ravaglia morto la scorsa settimana durante un’escursione in montagna sul Monte Pasubio. In tanti hanno voluto essere presenti al funerale del medico, ex primario del Pronto Soccorso di Lugo, volontario in tante delle attività della parrocchia e non solo.

E come qualcuno ha scritto su un social in questi giorni, l’atmosfera che si respirava a Mezzano, pur nel dolore e nella fatica a dire addio a un amico, era quella di una comunità stretta attorno alla moglie Elisabetta, alle 5 figlie e alle loro famiglie. Il coro, che meno di due settimane fa aveva cantato a festa per l’ingresso del nuovo parroco, ha accompagnato la liturgia. E nella chiesa gremita, l’architettura portava quasi naturalmente a guardare in alto, dove tra l’altro era possibile cogliere l’abbraccio del Crocefisso alla comunità ferita.

Il Vangelo letto è stato quello della Trasfigurazione, che ha portato il parroco, don Bonazzi, a una riflessione a partire dal chi, come, dove, quando e perché è possibile incontrare il Signore. Assieme a lui hanno concelebrato molti sacerdoti diocesani, a partire dagli ex parroci di San Cristoforo in Mezzano.

“Siamo fatti per vedere il volto di Dio e la vita eterna è appunto la contemplazione del Suo volto. Mario è stato un cercatore di Dio, per tutta la sua vita”, ha spiegato durante l’omelia, don Andrea. Padre, maestro, amico, “Mario c’era sempre, anche per questo siamo qui in tanti per ringraziare di averlo conosciuto e con la responsabilità di portare avanti ciò che lui aveva iniziato. Come il Signore, nella Trasfigurazione, a un certo punto scompare, anche noi ora siamo chiamati a continuare nel cammino, sul sentiero della vita”.

“Grazie” (per gli anni vissuti insieme) è stata la parola usata anche dalla moglie Elisabetta nella preghiera dei fedeli: “Sono stati anni di Grazia quelli vissuti con Mario – ha detto –. Signore, lui ti ha sempre amato e cercato: donagli la pace, la vita eterna e la gioia di contemplare quel volto, tanto amato e desiderato”.

Infine, un’altra preghiera dei fedeli ha gettato ulteriore luce su quello che stava accadendo: “Pensiamo che le parole vita e morte siano antitetiche – ha detto un amico al microfono – ma, se ci riflettiamo, non è questo che dice la nostra fede. La morte va contrapposta alla nascita: non è la fine della vita ma una nuova e definitiva nascita. E allora chi ha vissuto come Mario non muore ma rinasce. Dio è il Dio della vita, prego perché lo accolga con tutta la tenerezza”.

Ad accompagnare il feretro all’uscita dalla chiesa, le voci dei suoi amici e parrocchiani che hanno intonato “Signore delle Cime”.