Papa Francesco durante la Messa finale del Sinodo

Per praticare la “religione di Dio” e non quella “dell’io” dobbiamo riconoscerci poveri dentro, bisognosi di misericordia e “frequentare i poveri, per ricordarci che solo nella povertà interiore agisce la salvezza di Dio”. Nel Sinodo per l’Amazzonia “abbiamo avuto la grazia di ascoltare le voci dei poveri”, il loro grido, che “è il grido di speranza della Chiesa”. Facendolo nostro, “anche la nostra preghiera attraverserà le nubi” e salirà dritta a Dio.

Sono le parole di papa Francesco pronunciate domenica 27 ottobre nell’omelia della Santa Messa di chiusura dell’assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica, concelebrata nella Basilica di San Pietro con i 184 padri sinodali e molti degli uditori, degli esperti e degli invitati speciali. Nell’omelia Francesco evidenzia, nella Parola del giorno, le preghiere del fariseo e del il pubblicano nella parabola di Gesù.

Nel brano del Vangelo di Luca, ricorda il Pontefice, il fariseo prega nel tempio ringraziando il Signore “perché non sono come gli altri uomini” e si vanta “perché adempie al meglio precetti particolari”. Ma “dimentica il più grande: amare Dio e il prossimo”. “E oltre a Dio – commenta papa Francesco – dimentica il prossimo, anzi lo disprezza: per lui, cioè, non ha prezzo, non ha valore”. Si ritiene infatti migliore degli altri, che per lui sono “rimanenze”, “scarti da cui prendere le distanze”. E’ una dinamica, sottolinea il Papa, tante volte “in atto nella vita e nella storia”, quando chi sta davanti, come il fariseo rispetto al pubblicano, “innalza muri per aumentare le distanze, rendendo gli altri ancora più scarti. Oppure, ritenendoli arretrati e di poco valore, ne disprezza le tradizioni, ne cancella le storie, ne occupa i territori, ne usurpa i beni. L’abbiamo visto al Sinodo, quando parlavamo dello sfruttamento del Creato, della gente, degli abitanti dell’Amazzonia, della tratta delle persone, del commercio delle persone!”.

Il pontefice ha analizzato poi la preghiera del pubblicano, che “si riconosce povero, ricorda papa Francesco, “il Signore ascolta la sua preghiera, fatta di sole sette parole ma di atteggiamenti veri”. Infatti non sta in piedi davanti a Dio, ma a distanza, senza osare “alzare gli occhi al cielo” troppo grande per lui che “si sente piccolo”. E si batte il petto, “perché nel petto c’è il cuore, La sua preghiera nasce dal cuore. Pregare è lasciarsi guardare dentro da Dio senza finzioni, senza scuse, senza giustificazioni. Chiediamo la grazia di sentirci poveri, bisognosi di misericordia”.