Sergio Mattarella al Pala De Andrè
Sergio Mattarella al Pala De Andrè

“Una Fede vissuta in modo semplice, autentico, in modo laico, un atteggiamento che non è la rinuncia alle proprie opinioni, al contrario: è la ricerca del bene comune, con tutti. Al di là dei confini, di ideologie, opinioni e credo. È quello che ha fatto in tutta la sua vita. E per questo gli siamo profondamente riconoscenti”.

È un ricordo personale quello che ha voluto condividere con i ravennati il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, questa mattina a Ravenna per partecipare alla commemorazione per il trentennale della morte di Benigno Zaccagnini. Un ricordo che parte e segue la comune radice di fede dell’impegno politico sia di Zac che del presidente Mattarella. 

Un legame che ha chiamato per nome, al termine del suo intervento: “Io rappresento tutte le opinioni, le ideologie, le correnti  del nostro Paese – ha spiegato Mattarella –. Ma il suo messaggio così attuale è in fondo il messaggio storico-culturale del cattolicesimo democratico che ha visto in Zaccagnini una figura esemplare”. 

Poco prima, nell’intervento non previsto e che il presidente della Repubblica ha pronunciato a braccio di fronte alla platea del Pala De Andrè, ha sottolineato il legame tra Zaccagnini, Ravenna e la sua Chiesa, ricordando la veglia che si tenne nel Duomo di Ravenna il giorno prima del funerale,  30 anni fa, alla presenza dell’allora vescovo di Ravenna, Ersilio Tonini, il ricordo del quale ha strappato un applauso all’assemblea. 

C’era del fascino nel legame stretto con la sua città e il suo territorio, da un lato e l’apertura verso l’altrove, dall’altro – ha detto Mattarella –. In quelle ore, alla veglia per Zaccagnini, c’erano tanti ravennati in Duomo ma anche tante persone da altre parti d’Italia: ricordo le parola dell’allora vescovo, Ersilio Tonini.

Perché? Perché percepivano l’autenticità delle sue parole. Era credibile quando parlava della tensione morale in politica, era credibile quando parlava del suo fondamento etico. Il suo sorriso esprimeva il suo animo, apertura, disponibilità, attitudine al dialogo e al confronto. e grazie a questo sviluppava amicizie profonde con persone diversissime da lui, Arrigo Boldrini, ma anche l’amico anarchico Giordano Mazzavillani”. 

Il presidente Mattarella ha lasciato Ravenna poco dopo le 12, ma Ravenna continua a ricordarlo, a trent’anni dalla sua morte: oggi pomeriggio alle 18.15 nella sua parrocchia di Santa Maria in Porto, l’arcivescovo di Ravenna-Cervia celebrerà per lui una Messa in suffragio.