Il Papa allo stadio nazionale di Bangkok, 21 settembre
Il Papa allo stadio nazionale di Bangkok, 21 settembre

Il discepolo missionario non è un mercenario della fede né un procacciatore di proseliti, ma un mendicante che riconosce che gli mancano i fratelli, le sorelle e le madri, con cui celebrare e festeggiare il dono irrevocabile della riconciliazione che Gesù dona a tutti noi”. È il ritratto dell’evangelizzatore tracciato dal Papa, che durante l’omelia della Messa celebrata nel pomeriggio del 21 novembre nello stadio di Bangkok (le 18 in Thailandia)  durante il suo viaggio apostolico, ha messo in primo piano l’azione dei missionari.

“Sono passati 350 anni dalla creazione del Vicariato Apostolico del Siam (1669-2019)”, ha ricordato Bergoglio: “Due soli missionari seppero trovare il coraggio di gettare i semi che stanno crescendo e germogliando in una varietà di iniziative apostoliche, che hanno contribuito alla vita della nazione”. Rivolgendosi alle decine di migliaia di fedeli presenti alla celebrazione, il Papa ha aggiunto che “Tutti siamo discepoli missionari quando ci decidiamo ad essere parte viva della famiglia del Signore e lo facciamo condividendo come Lui lo ha fatto”.

Papa Francesco ha sottolineato come Gesù “non ha avuto paura di sedersi a tavola con i peccatori, per assicurare loro che alla tavola del Padre e del creato c’era un posto riservato anche per loro; ha toccato coloro che si consideravano impuri e, lasciandosi toccare da loro, li ha aiutati a comprendere la vicinanza di Dio, anzi, a comprendere che loro erano i beati”. “Penso a quei bambini, bambine e donne esposti alla prostituzione e alla tratta, sfigurati nella loro dignità più autentica”, l’elenco dettagliato del Papa: “A quei giovani schiavi della droga e del non-senso che finisce per oscurare il loro sguardo e bruciare i loro sogni; penso ai migranti spogliati delle loro case e delle loro famiglie, come pure tanti altri che possono sentirsi dimenticati, orfani, abbandonati, senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita”.

E ancora: “Penso ai pescatori sfruttati, ai mendicanti ignorati. Essi fanno parte della nostra famiglia, sono nostre madri e nostri fratelli”. “Non priviamo le nostre comunità dei loro volti, delle loro piaghe, dei loro sorrisi, delle loro vite”, l’appello: “E non priviamo le loro piaghe e le loro ferite dell’unzione misericordiosa dell’amore di Dio”. Prima della benedizione finale, l’arcivescovo di Bangkok, il cardinale Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, ha rivolto al Papa il suo saluto e gli offre un dono. Prima di rientrare alla nunziatura apostolica di Bangkok, il Papa ha salutato il direttore e il vice direttore dello stadio nazionale.