Giacomo Poretti sul palco. Ph credits: Serena Serrani
Giacomo Poretti sul palco. Ph credits: Serena Serrani

“L’algoritmo sa sempre quello di cui abbiamo bisogno, ma non mi ha mai proposto nulla che abbia a che fare con l’anima”; “Di cosa è fatta l’anima, di silicio?”; “Cos’è quella voce che a volte sentiamo dentro di noi? Chi è? Chi ce l’ha messa? Ora lo chiedo a Siri”.

Sono solo alcune trovate del dialogo surreale che Giacomo Poretti ha imbastito con sé stesso, lo scorso week-end sul palco del teatro Alighieri, all’interno dello spettacolo di apertura della stagione dei Teatri “Fare un’anima”, il primo che sperimenta al di fuori del famoso Trio con Aldo e Giovanni.

E proprio dell’anima si parla, tra molte risate e sketch “alla Aldo, Giovanni e Giacomo”, a partire da uno spunto accaduto realmente nella biografia di Poretti: “Era appena nato mio figlio – racconta – e ci venne a trovare in ospedale un anziano sacerdote, padre Bruno, che ci disse ‘Bene, avete fatto un corpo, ora dovete fargli un’anima’“. Al centro della scena, tutti gli elementi di una sala d’aspetto di ospedale, dalle sedie al distributore dell’acqua, a partire dai quali il comico intavola il monologo con sé stesso che appunto mette a tema le difficoltà dei paradigmi tecno-centrici moderni di affrontare il tema dell’anima.

“Quella parolina mi è rimasta addosso per mesi – dice Poretti sul palco –. L’ho cercata su Google, ma niente. Tutti i grandi filosofi se ne sono occupati, ha a che fare con anima, respiro, soffio vitale”. Inevitabile, a quel punto, per il nostro “cercatore d’anima” rivolgersi a chi per primo gli ha posto il problema: “Ho telefonato a padre Bruno, e mi ha detto ‘Cominci col ringraziare’. Ma chi, gli ho chiesto? “Chi gliel’ha donato questo bambino’, Dio, dice. E se non ci credessi? ’Ringrazi il caso allora, e si sforzi di essere gentile. L’uomo supera infinitamente sé stesso”.  

Il finale del monologo è ovviamente aperto: restano tutti gli interrogativi sul cosa è e soprattutto come “farla” un’anima. Ma il pregio principale di uno spettacolo come quello di Poretti è quello di porre il problema, a un vastissimo pubblico. E dare un indirizzo per avviare la ricerca personale.

Da migliorare, invece, il bilanciamento tra la parte di comicità assoluta e il cuore del messaggio dello spettacolo, che alla fine risulta un po’ troppo sbilanciato sulle battute a scapito dei ragionamenti. Ce ne fossero, comunque, di spettacoli che parlano di anima!