Il Cardinal Gualtiero Bassetti alla Messa in occasione del la XIX assemblea nazionale della Fisc
Il Cardinal Gualtiero Bassetti alla Messa in occasione della XIX assemblea nazionale della Fisc

L’ascolto è una caratteristica essenziale – vorrei dire, è l’inchiostro – dei settimanali. Non un ascolto passivo o distratto, ma attivo e accogliente”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia–Città della Pieve, nell’omelia della messa che ha celebrato stamani a Roma, in occasione dell’assemblea nazionale elettiva della Federazione italiana dei settimanali cattolici.

Soffermandosi sull’ascolto, il porporato ha citato il documento dei vescovi italiani dal titolo “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”. E ha affermato che quello dei settimanali diocesani è un “ascolto del territorio, ben oltre la pura cronaca”. Secondo il card. Bassetti, “l’ascolto è un atto necessario allo svolgersi della comunicazione e prevede, anzitutto, il silenzio, condizione indispensabile per ricevere ogni parola pronunciata e coglierne il significato”.

“L’ascolto è anche essenziale per riscoprire la bellezza di un’appartenenza, di far parte di una comunità, di una Federazione”, ha aggiunto. Di qui un incoraggiamento ai direttori dei settimanali: “Sappiate ascoltarvi con umiltà e pazienza; tendete a costruire reti di condivisione all’insegna della stima e della valorizzazione reciproca; guardate più in là dell’immediato, lasciandovi illuminare da quella Sapienza che, mentre aiuta a leggere il presente, sostiene nelle difficoltà e nella fatica, dando ali d’aquila al vostro servizio”.

Soffermandosi sulla questione del linguaggio, il porporato ha ricordato che “è stata da subito determinante nella storia della Fisc e di estrema credibilità”. Dopo aver citato Giovanni Fallani, primo direttore del Sir e per anni segretario della Fisc, il card. Bassetti ha evidenziato che “attualmente, i riferimenti più diffusi, anche nei media, sono l’apparire, il consumare, l’acquistare”. “La stessa informazione viene spesso vista solo come un prodotto da vendere. La conseguenza peggiore di tale mentalità è il progressivo svuotamento di significato di molte parole appartenenti al vocabolario della vita, della fede, della Chiesa”.

“Da questa deriva si è consolidato e diffuso un analfabetismo, che impoverisce tutto e tutti”, ha aggiunto. Quindi, il presidente si è chiesto: “Come uscirne?”. “Proprio l’esperienza secolare dei settimanali diocesani indica che l’antidoto sta nella ricerca di un linguaggio che consenta al messaggio di essere comprensibile e di ‘insegnare’”.