Zaccagnini con la moglie Anna e Giovanni Paolo II

Si sono conclusi con la Santa Messa nella Basilica di Santa Maria in Porto, presieduta dall’Arcivescovo monsignor Lorenzo Ghizzoni e concelebrata da alcuni sacerdoti, gli eventi programmati martedì 5 novembre in occasione del trentennale della morte di Benigno Zaccagnini.

“In questo 5 novembre facciamo anche memoria di San Guido Maria Conforti – ha detto l’Arcivescovo – che fu vescovo ravennate e fondatore dei missionari saveriani”. La figura di Zaccagnini è stata delineata da monsignor Ghizzoni, nell’omelia, prendendo spunto dalla lettera che il politico ravennate scrisse alla moglie Anna nel giugno del 1984, dal letto d’ospedale.

In essa Zaccagnini scriveva “mi presento con le mani vuote al Signore… Eppure mi sento così certo di andare in paradiso perché dirò al Signore: felix culpa che mi consente di implorare e ottenere la misericordia di Dio”.

A tal proposito, l’Arcivescovo ha detto: “Vedo una fiducia nella preghiera e una fede nella bontà del Padre nostro dei cieli, che è una testimonianza molto forte, rara in un laico che vive nel mondo a tempo pieno”.  Quella di Zaccagnini, ha aggiunto, era una “fede matura, che mette al primo posto il ricevere (la fede) e solo dopo il fare (le opere), si traduce in rendimento di grazie”. Egli ci offre “un esempio di integrazione umanità matura e spiritualità incarnata”.

L’amore per i suoi familiari, l’attenzione agli amici, la capacità di dialogare con tutti, anche nel terreno minato della politica, hanno contraddistinto tutta la vita di Zaccagnini. E a proposito dell’impegno politico di Zaccagnini, l’Arcivescovo ha affermato che “Se il fare politica può essere vizio o virtù, per lui era certo un esercizio di virtù, condivise anche dalla moglie: la grande sintonia tra loro due sia nelle cose spirituali che nella vita di famiglia o nell’impegno sociale, è stato certo un esempio di santificazione nella normalità del quotidiano”.