Don Arienzo Colombo celebra le Esequie di Mario Salvagiani
Don Arienzo Colombo celebra le Esequie di Mario Salvagiani

“Trovarsi qui significa essere alla ricerca di una parola che non è soltanto umana sulla morte e sulla morte di Mario”. Duomo pieno oggi pomeriggio per l’ultimo saluto a Mario Salvagiani, storico direttore dei teatri di Ravenna, scomparso mercoledì all’età di 89 anni. Amici, famigliari ma anche tante istituzioni, personaggi della cultura e, tra essi, anche il maestro Riccardo Muti (con la moglie Cristina Mazzavillani) che ha diretto l’Orchestra Cherubini in occasione delle Esequie, hanno voluto rendere omaggio a quello che è stato un protagonista della vita culturale e anche politica della città.

A loro il parroco della Cattedrale don Arienzo Colombo attraverso l’omelia ha lasciato un messaggio cristiano, e quindi di speranza. “Dal punto di vista umano – ha detto – di fronte alla morte i perché rischiano di non trovare risposta. Ma il Signore le risposte ce le dà ed è per questo che il nostro cuore e la nostra testa ci dicono di rivolgerci a lui. E lui, il Risorto, ci dice che ci aspetta, che anche noi risorgiamo, e che la vita continua, oltre la morte”. La morte diventa quindi un passaggio, “la porta”, esemplifica don Arienzo, per passare da questa vita a quella eterna: “Non è la fine ma è l’inizio, la Pasqua”.

Il parroco del Duomo ha voluto condividere un ricordo personale di Salvagiani. “Di tutto quel che ho letto su di lui in questi giorni, l’aggettivo mi è rimasto impresso è stato ‘gentile’ e ‘generoso’. E quando l’ho conosciuto anche a me ha colpito la sua gentilezza, e il suo sorriso. Quando mi incontrava c’era sempre: un sorriso, una stretta di mano, una carezza”.

“Negli ultimi tempi, dopo un periodo difficile, legato alla morte della moglie – ha proseguito don Arienzo -, mi aveva mandato a chiamare ‘per fare quattro chiacchiere’. Mi voleva chiedere qualche spiegazione sulla fede perché, diceva, ‘non ho le idee chiare’. ‘Mario, la fede non è avere tutto chiaro in testa, gli ho detto. La fede è soprattutto affidarsi. E tu non hai fatto del bene durante tutta la tua vita? Il bene chi è, se non Dio stesso?. Non mi ha detto più nulla ma, quando l’ho rincontrato, mi ha detto semplicemente ‘grazie’. È con questa tranquillità che lo affidiamo al Signore”.