Papa Francesco ha compiuto oggi 83 anni

Nel giorno del suo 83esimo compleanno, papa Francesco rende noti due documenti destinati a lasciare il segno: ha abolito il segreto pontificio nei casi di violenza sessuale e di abuso sui minori commessi dai chierici, e ha anche deciso di cambiare la norma riguardante il delitto di pedopornografia facendo ricadere nella fattispecie dei delitti più gravi la detenzione e la diffusione di immagini pornografiche che coinvolgano minori fino all’età di 18 anni.

Rimane, invece, il segreto d’ufficio per garantire “la sicurezza, l’integrità e la riservatezza” delle varie fasi del processo e “tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”. 

Il rescritto del Santo Padre riguarda i delitti contro il sesto comandamento del Decalogo, che – come si legge nell’articolo 1 del Motu proprio “Vos estis lux mundi”, emanato dal Papa il 7 maggio 2019 – consistono: “nel costringere qualcuno, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, a compiere o subire atti sessuali; nel compiere atti sessuali con un minore o con una persona vulnerabile; nella produzione, nell’esibizione, nella detenzione o nella distribuzione, anche per via telematica, di materiale pedopornografico, nonché nel reclutamento o nell’induzione di un minore o di una persona vulnerabile a partecipare ad esibizioni pornografiche”.

Sono punibili, inoltre, stabilisce il Motu Proprio del maggio scorso, anche le “azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso”.
Per quanto riguarda le cause e i processi, l’Istruzionediffusa oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede ma firmata dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, il 6 dicembre scorso – stabilisce che “le informazioni sono trattate in modo da garantirne la sicurezza, l’integrità e la riservatezza, al fine di tutelare la buona fama, l’immagine e la sfera privata di tutte le persone coinvolte”. “Il segreto d’ufficio – si precisa però nel rescritto del Papa – non osta all’adempimento degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, compresi gli eventuali obblighi di segnalazione, nonché all’esecuzione delle richieste esecutive delle autorità giudiziarie civili”. “A chi effettua la segnalazione, alla persona che afferma di essere stata offesa e ai testimoni non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo ai fatti di causa”, si dispone infine nel rescritto.

Con un secondo rescritto, a firma dello stesso Parolin e del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale Luis Ladaria Ferrer, sono state rese note anche le modifiche di tre articoli del motu proprio “Sacramentorum sanctitatis tutela” (del 2001, già modificato nel 2010). Si stabilisce infatti che ricada tra i delitti più gravi riservati al giudizio della Congregazione per la dottrina della fede «l’acquisizione o la detenzione o la divulgazione, a fine di libidine, di immagini pornografiche di minori di diciotto anni da parte di un chierico, in qualunque modo e con qualunque strumento». Fino ad oggi quel limite era fissato a 14 anni.

Insomma, una decisione storica quella presa da papa Francesco, che non mancherà di far discutere e suscitare commenti. Vi invitiamo a leggere, in proposito, l’editoriale di Andrea Tornielli su vaticannews.va (https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2019-12/decisione-storica-frutto-summit-febbraio.html)