La terza tappa della Marcia della Pace 2019, in piazza San Francesco. A prendere la parola, l'imam del Centro islamico della Romagna Moustapha Soufi
La terza tappa della Marcia della Pace 2019, in piazza San Francesco. A prendere la parola, l'imam del Centro islamico della Romagna Moustapha Soufi

Circa 150 persone hanno partecipato oggi alla sesta Marcia della Pace di Ravenna, presieduta dall’Arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni e organizzata dalla Diocesi (Ufficio per la Pastorale Sociale, Giustizia e Pace) in collaborazione con associazioni e movimenti cattolici della città, varie confessioni religiose che professano a Ravenna, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e il contributo di Confcommercio e Confesercenti. Un cammino da fare insieme, questo è stato il messaggio lanciato nell’ultimo giorno dell’anno da questa iniziativa che mette insieme credenti e non credenti e persone di fedi diverse per costruire concretamente la pace “a partire dal cuore di ognuno” com’è stato più volte sottolineato da chi ha preso la parola nelle varie tappe. Un cammino di “speranza”, fatto di “dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”: frase tratta dal Messaggio di Papa Francesco per la Giornata della Pace del primo gennaio 2020 e che è stata scelta come titolo della Marcia.

A scandire il cammino della Marcia i luoghi della città nei quali si tenta di costruirla, la pace: prima la casa circondariale di Port’ Aurea, la Caritas come spazio di accoglienza e solidarietà, piazza San Francesco, cuore del dialogo tra religioni diverse; San Carlino, concessa in uso dalla Diocesi alla comunità ortodossa moldava (e quindi simbolo del cammino ecumenico in città), piazza del Popolo, centro della vita cittadina e istituzionale e Santa Maria Maggiore, davanti al più conosciuto monumento Unesco della città, San Vitale.

La conclusione della Marcia, a Santa Maria Maggiore

E proprio qui ha preso la parola monsignor Ghizzoni, sottolineando appunto che “San Vitale rappresenta l’incontro tra due culture, quella occidentale e quella orientale, due modi di vivere il Cristianesimo che hanno trovato la possibilità di riconciliarsi. Soprattutto dopo il Concilio Vaticano II camminiamo insieme, rispettando le reciproche differenze, sapendo che il Signore della pace è Signore di tutti e che ci vuole fratelli tra noi”. Per costruire la pace, serve speranza, ma soprattutto gente che spera. E non è un esercizio astratto o passivo, ha aggiunto l’Arcivescovo di Ravenna-Cervia: “la pace va conquistata, con il dialogo contro il conflitto, passando dall’odio al dialogo e poi alla fratellanza. Non c’è nessun uomo che non possa essere mio fratello. Nessun popolo che non possa arrivare a una riconciliazione con un altro popolo. Ma occorre crederci. E il Signore questa virtù, la speranza, ce la dà proprio per applicarla nei nostri contesti”.

“La pace non è un dovere, una necessità ma è la vita – ha spiegato in piazza San Francesco Mustaphà Soufi, imam del Centro islamico della Romagna –, perché puoi avere tutto quello che vuoi ma se non hai la pace non ne puoi godere. È l’unico modo con la quale le comunità possono convivere, andare avanti e pianificare un futuro migliore. Noi siamo qui per rinnovare il nostro impegno e più significativamente le nostre preghiere per la pace, per migliorare il nostro mondo”.

“La pace e la guerra iniziano dai nostri cuori – ha proseguito padre Alexei Boenciuc, parroco della comunità degli ortodossi moldavi nella tappa sul sagrato di San Carlino –, quando ci relazioniamo con gli uomini che stanno accanto a noi. Occorre quindi cercarla e inseguirla. La pace è integrità e salute dell’animo. Oggi molti parlano di diritti e libertà ma pochi di responsabilità: auguro a tutti invece che il prossimo sia un anno di pace”.

Infine, in piazza del popolo è intervenuto l’assessore alle Attività Produttive Massimo Cameliani, in rappresentanza dell’Amministrazione: “Questa è una giornata importante per Ravenna che ogni anno vede partecipare tanta gente, credenti e non credenti. La prima pace che dobbiamo fare è quella tra noi e nel nostro cuore. La nostra è una comunità coesa e bellissima che fa del volontariato, ad esempio, una bandiera: un bell’esempio di cittadinanza. Il Papa parla anche di un cammino di conversione ecologica che per noi oggi significa coniugare il rispetto ambientale con lo sviluppo economico; una sfida da cogliere, anche per noi cittadini, insegnando il rispetto per la Natura anche ai nostri figli”.