Monsignor Lorenzo Ghizzoni
Monsignor Lorenzo Ghizzoni

L’abbassamento di Dio, che nasce tra gente umile, che assume la nostra carne segnata da tanti limiti, che lavora per anni e abita in un piccolo paese quasi sconosciuto dai sui consanguinei ebrei, ci chiede di ripensare la nostra vita.

Come viviamo noi la povertà e la ricchezza, l’umiltà e la gloria? È vero che gran parte della nostra ricchezza è un suo dono: lo è la vita e tutta la creazione. Ma anche le opere d’arte o le realizzazioni ingegnose e potenti della scienza e della tecnica, sono frutto dei talenti che Lui ci ha dato. Anche il denaro, come mezzo di scambio, è prodotto dell’intelligenza, creata da Dio. Dio non ama l’impoverimento o la miseria, ama il creato, la vita buona dei suoi figli e ciò che essi costruiscono con le loro mani e la loro intelligenza. Eppure si è fatto povero e piccolo, dalla nascita fino alla morte. E poi, come hanno capito bene per esempio san Francesco o il beato Charles de Foucauld, propone anche a noi la povertà e la piccolezza come stile di vita. Penso che il primo motivo di questa provocazione sia che egli vuole liberare i nostri cuori dall’attaccamento alle cose create, alle opere delle nostre mani e alle ricchezze. Per liberare il nostro rapporto con Lui da ogni ostacolo, da ogni idolo.

Ma c’è un altro motivo. Il non accumulare per sé e il condividere i beni con quelli che ci sono messi vicini, ci apre alla fratellanza. Dio vuole che i suoi figli si trattino da fratelli (Luca 15), si amino, si perdonino, custodiscano la vita l’uno dell’altro, soprattutto di chi è più debole: siamo al centro del Vangelo.

Il Signore, scrive S. Paolo, “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Cor 8,9). E perché imparassimo che c’è più gioia nel donare che nel ricevere. Questa è la nostra lotta ed è anche la sfida che lancia il Natale alla nostra società ricca, annegata nei consumi, ossessionata dalla ricerca della sicurezza e del benessere individuale, superba e aggressiva verso gli svantaggiati e i poveri della terra. La fratellanza ha bisogno di compassione e di umiltà, di pazienza e di cura per l’altro. Ha bisogno che ci si faccia piccoli con i piccoli.

Per questo il Figlio di Dio si è fatto povero e piccolo e ci ha mostrato la via perché non disprezzassimo nessuno dei nostri simili e nella condivisione, nel dare e ricevere, scoprissimo che tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci ami e che ci sostenga nei passaggi difficili della vita.

L’augurio di questo Natale è che tutti, contemplando nel presepe il più povero e il più piccolo di tutti, possiamo sperimentare la gioia di chi sa amare e lasciarsi amare e riconoscere in Gesù il nostro “fratello universale” (C. de Foucauld, 1903).

+Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo