Nel Pantheon cattolico democratico della nostra provincia deve essere iscritta Francesca Borghi, una donna “forte” che ha dato testimonianza di fede religiosa, di grande intelligenza politica partecipando alla stagione delle battaglie in favore delle donne, del lavoro femminile, dei diritti dei più deboli. 

Nel 1943 la troviamo nell’attività clandestina con la Santina Zaccagnini, la liberale Lalla Malagola, l’azionista Olga Prati, la comunista  Ines Pisoni, per poi condividere nel 1944 la costituzione del Centro Italiano femminile, con il fratello don Italo, e della Sezione  D.C. intitolata a don Giovanni Manzoni, con Zaccagnini, Massaroli, Benini, Molducci.

Nel 1946 partecipa al referendum, mobilitandosi per la scelta repubblicana  e da allora si sapeva dove era la “Francesca”, vicino al fratello don Italo nelle parrocchie di Lavezzola e di S. Giovanni Evangelista di Ravenna, ma sempre, con ostinazione evangelica, pioniera del “femminismo” cristiano , anche per qualificare e testimoniare il passaggio da una cittadinanza dentro la Chiesa, sempre rivendicata e testimoniata, al riconoscimento di una cittadinanza dentro la città dell’uomo.

Viene eletta in provincia di Ravenna  responsabile del movimento femminile della D.C., pronta alle battaglie a favore delle donne, del diritto di voto, del lavoro femminile accanto a Tina Anselmi e Franca Falcucci, parlamentari nazionali.  

E’ questo il senso che della sua elezione in Consiglio provinciale dal 1960 al 1968, del suo incarico di Assessore alla sanità e servizi sociali, nelle Giunte guidate da Giacomo Bindi Caletti e Giuseppe Gambi, della sua partecipazione al Consiglio comunale di Ravenna   dal novembre 1968 al settembre 1972.

La “Francesca”, così veniva chiamata da tutti, è deceduta il 22 dicembre alla vigilia di Natale, all’età di quasi 98 anni, serena nella sua fede robusta e consapevole del suo futuro, nel quale aveva sempre creduto.

Aldo Preda