Il presidente del Porto Robur Costa Luca Casadio

Dopo l’invio di una lettera diretta a Papa Francesco e diffusa dal quotidiano Avvenire, in cui Davide Saitta, palleggiatore della Consar Porto Robur Costa, formazione militante nella SuperLega, il massimo campionato italiano, lamentava il fatto di dover scendere in campo il giorno di Natale per giocare una partita di campionato a Trento, la società ravennate ha reso nota una lettera aperta del presidente Luca Casadio al suo giocatore.

Una lettera che pubblichiamo integralmente qui sotto.

Ho sentito alcuni che dicevano “che coraggio che ha avuto Saitta a scrivere la lettera al Papa e renderla pubblica!!”.

Ho pensato a lungo e non credo si tratti di coraggio, ma di essere un uomo vero, con le proprie debolezze, le proprie certezze, i propri sentimenti, i propri affetti, le proprie paure.

Forse bisogna essere anche semplici ma soprattutto puliti e solidi per poter esternare al Papa il disappunto di non poter trascorrere il Santo Natale in compagnia della moglie e della figlia di pochi mesi senza polemiche, misurando le parole, esprimendo candidamente il sentimento e il dispiacere che viene dall’interno senza menzionare colpe o colpevoli.

Grazie Davide per averci ricollocati nel mondo vero.

Spesso, ovattati dal gioco, dal mondo divertente dei palazzetti dove, vincenti o perdenti che siamo, assistiamo tutti ad uno spettacolo piacevole, immersi inconsciamente nel consumismo del black-friday, accecati dallo sfarzo delle luminarie natalizie, perdiamo di vista l’incessante correre della vita, spesso subendola passivamente, accettando remissivamente le decisioni di altri senza sapere neanche chi siano.

A volte ci celiamo dietro al senso di impotenza come se fosse un parafulmine, una giustificazione, un alibi che ci dà la forza però di criticare le cose che accadono con amici, colleghi, come nella miglior codifica del vittimismo, senza agire, senza percepire fino in fondo che siamo asserviti ai poteri dei grandi interessi al di sopra di tutti.

Forse ho esagerato: non volevo mettere in campo morale né moralismo che nel tuo gesto non c’entrano nulla, ma la forza delle tue parole, esternate senza alzare i toni (cosa non comune nei nostri tempi) mi ha fatto sobbalzare.

Ti sono grato per quello che hai fatto.

Noi tutti, sportivi e non, sia che condividiamo o meno la lettera, dobbiamo sentirci nobilitati di aver un collega, un compagno che con un coerente rispetto delle regole e una educazione dialettica impeccabile, ha denunciato una situazione non condivisibile e questo vale più di qualsiasi schiacciata nei tre metri come insegnamento ai giovani.

Grazie per l’esempio, la tua società è orgogliosa di averti come capitano.

Il presidente
Luca Casadio