Il Papa all'Angelus
Il Papa all'Angelus

Farsi santi in famiglia è possibile: occorre guardare a Nazareth, dove Gesù, Maria e Giuseppe, ciascuno a suo modo e poi “coralmente”, hanno risposto alla volontà di Dio aiutandosi reciprocamente a riconoscerla.

E’ questa la riflessione che, in una bella giornata di sole che abbraccia piazza San Pietro, il Papa dedica alla odierna Festa della Santa Famiglia di Nazareth con lo sguardo rivolto ai genitori e ai figli del mondo di oggi, specie quelli provati da disagi e sofferenze e quelli costretti ad abbandonare la propria terra a causa di repressione, violenze e guerre. La santità – afferma Francesco- è “dono di Dio”, ma al tempo stesso, “è libera e responsabile adesione al suo progetto. Così è stato per la famiglia di Nazareth: totalmente disponibile alla volontà di Dio”.

Da qui, il Papa si sofferma su ciascuna delle figure di Maria, Giuseppe e Gesù, rileggendo il Vangelo di Matteo che oggi narra la fuga in Egitto, la strage degli innocenti e il ritiro della santa Famiglia a Nazareth. Innanzitutto la docilità di Maria, che prima di diventare Sposa, chiamata da Dio non esita a proclamarsi sua ” serva”:

Di Lei Gesù esalterà la grandezza non tanto per il suo ruolo di madre, ma per la sua obbedienza a Dio: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» Come Maria. E quando non comprende pienamente gli eventi che la coinvolgono, Maria nel silenzio medita, riflette e adora l’iniziativa divina. La sua presenza ai piedi della croce consacra questa totale disponibilità.

Giuseppe invece, come aderisce e adempie sempre alla volontà di Dio, senza mai ostacolarla? Nel Vangelo – fa notare il Papa – Giuseppe “non parla, ma agisce obbedendo”. E’ l’uomo del silenzio e dell’obbedienza. Succede nel Vangelo odierno di Matteo quando per tre volte ascolta il Signore che gli chiede di fuggire in Egitto e poi di tornare in Israele:

Sotto la guida di Dio, rappresentato dall’Angelo, Giuseppe allontana la sua famiglia dalle minacce di Erode, e la salva. La Santa Famiglia solidarizza così con tutte le famiglie del mondo obbligate all’esilio, solidarizza con tutti coloro che sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa della repressione, della violenza, della guerra.

Infine Gesù, la “terza persona della Sacra Famiglia”. Come dice San Paolo, nella seconda Lettera ai Corinzi, in Lui “non c’è stato “sì” e “no”, ma soltanto “sì”, e questo si è manifestato in diversi momenti della sua vita terrena, sottolinea il Papa:   L’episodio al tempio quando, ai genitori che lo cercavano angosciati, rispose: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» ; il suo continuo ripetere: «Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato» ; la sua preghiera nell’orto degli ulivi: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». 

Ecco allora che si completa il modello della Famiglia di Nazareth, “una risposta corale alla volontà del Padre” che il Papa indica a genitori e figli di oggi, affidando loro anche un compito speciale:

I tre componenti di questa famiglia si aiutano reciprocamente a scoprire il progetto di Dio. Loro pregavano, lavoravano, comunicavano. E io mi domando: tu, nella tua famiglia, sai comunicare o sei come quei ragazzi a tavola, ognuno con il telefonino, mentre stanno chattando? In quella tavola sembra vi sia un silenzio come se fossero a Messa … Ma non comunicano fra di loro. Dobbiamo riprendere il dialogo in famiglia: padri, genitori, figli, nonni e fratelli devono comunicare tra loro … Questo è un compito da fare oggi, proprio nella giornata della Sacra Famiglia.

La Santa Famiglia possa essere modello – conclude il Papa – “affinché genitori e figli si sostengano a vicenda nell’adesione al Vangelo, fondamento della santità della famiglia”. E alla protezione della Regina della Famiglia Francesco affida tutte le famiglie, specie quelle “provate dalla sofferenza o dal disagio”.

Lo stesso pensiero anche al termine della preghiera mariana durante i saluti ai fedeli: “la famiglia – ribadisce il Papa –  è un tesoro prezioso: bisogna sempre sostenerla, tutelarla: avanti!”. Poco prima, la vicinanza espressa ai familiari delle vittime dell’attentato di ieri in Somalia, a Mogadiscio, il cui bilancio continua ad aggravarsi.

Poi, nel congedarsi, il caloroso augurio del Papa per l’anno che va concludendosi: “Finiamo l’anno in pace, pace del cuore: questo vi auguro. E in famiglia, comunicandosi, l’uno con l’altro”.