Cristina Muti alla presentazione del Ravenna Festival
Cristina Muti alla presentazione del Ravenna Festival

L’ufficialità è arrivata sabato mattina, a Palazzo dei Congressi, durante la presentazione della 31esima edizione del Ravenna Festival dalla stessa Cristina Mazzavillani Muti: la fondatrice e anima del Festival lascia la direzione artistica, ma non abbandona la sua creatura. Dagli affetti non mi dimetto – tiene a precisare – Insieme abbiamo condotto il festival e continuerà…e non fate di sostituirmi perché sono insostituibile”.

Concretamente è stato il sindaco, Michele de Pascale a proporre alla Muti la presidenza ad honorem di Ravenna Manifestazioni e lei accetta, senza riserve. L’organigramma del Festival, invece, cambia ma nel segno della continuità: sarà infatti Antonio De Rosa, fino ad ora Sovrintendente a diventare direttore artistico, assieme a Franco Masotti e Angelo Nicastro, ovviamente confermati. 

“Io e Mario (Salvagiani – ndr) ci siamo detti: quando ti ritiri tu mi ritiro io – ha detto per sdrammatizzare la Muti –: solo che lui ha fatto un passo definitivo al quale io non sono pronta”. La Muti continuerà a firmare le regie della Trilogia d’Autunno e a promuovere il Festival attraverso gli Amici del Festival.

E in chiusura, ha voluto togliersi due sassolini dalle scarpe: il primo “rimproverando” alla stampa la pubblicazione della lettera con la quale annunciava l’addio al Festival ai dipendenti, e rivendicando di non aver potuto dare l’annuncio come avrebbe voluto e il secondo a chi non ha condiviso con lei l’idea di portare le ossa di Dante a Firenze. Ma alla fine ci sono state solo parole d’affetto, soprattutto per il suo pubblico: “Tra gli Amici del Festival resto – ha concluso -: vigile e innamorata”. E abbracciando idealmente il pubblico ha sussurrato “Siete tutti nel mio cuore”.

Il tema. La 31esima edizione del Ravenna Festival guarda a Oriente. E anche al 700esimo annuale della morte di Dante. Parte infatti da un verso del Purgatorio: ” Dolce color d’oriental zaffiro” (Pur 1, 13) il viaggio in musica che porterà idealmente in Siria, paese al quale è dedicato il concerto de Le vie dell’Amicizia.

Ecco la presentazione del significato del tema. Che l’Oriente di Dante avesse molti tratti della Ravenna Bizantina non è solo una potente suggestione; lo sostengono illustri studiosi che ne rilevano tracce in numerosi versi danteschi. Quell’Oriente con cui l’Occidente medievale intesseva rapporti intensissimi, fatti di scambi commerciali, circolazione di idee, trattati, testi scientifici e traduzioni dall’arabo al latino dei classici greci, racconti di viandanti, monaci e pellegrini; quell’Oriente che guerre di conquista e crociate contribuivano paradossalmente a rendere più vicino, trasformando il terreno di scontro in occasione di conoscenza, confronto e ibridazione; quell’Oriente aveva nell’espressione artistica, nelle basiliche e nei mosaici, una via di conoscenza preferenziale. È verosimile, ed è comunque bello pensare, che il cielo dal colore azzurro zaffiro che Dante immagina fosse quello intenso e a lui dolce della volta stellata di Galla Placidia, che l’aria pura e fresca che ridava diletto agli occhi e al petto fosse quella che respirava sui nostri lidi con lo sguardo a oriente (uno sguardo similmente orientato, oltre sei secoli dopo, è evocato da Eugenio Montale, allorché, riferendosi a Ravenna, scriveva in Dora Markus: “E qui dove un’antica vita/si screzia in una dolce/ansietà d’Oriente”).


A questo tema-immagine così luminoso, scelto all’approssimarsi delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante, si accosta una visione assai più fosca e inquietante. È un Oriente non più di favola – quello di un popolo massacrato e costretto alla diaspora – che sarà ricordato nel concerto diretto da Riccardo Muti: Le vie dell’Amicizia – che già nel 2004 aveva raggiunto il Teatro Romano di Bosra, tra Damasco e Aleppo – sarà quest’anno “Per la Siria” e dedicato a Hevrin Khalaf. La trentacinquenne segretaria generale del Partito del Futuro siriano, attivista per i diritti delle donne e in prima linea per il riconoscimento dell’identità del popolo curdo e per un dialogo pacifico fra curdi, cristiani e arabi, è stata barbaramente uccisa lo scorso ottobre in un agguato sulla strada tra Ras al-Ayn e Qamishli, nel nord-est della Siria.


E il Festival cita anche Papa Francesco e l’attenzione alla “casa comune” come la chiama nell’enciclica “Laudato sì”. In quest’epoca di quotidiano rendiconto dei danni provocati dall’incuria umana, si legge nella presentazione, al più prezioso dei patrimoni e dei beni comuni – l’ambiente – siamo inoltre dolorosamente consapevoli che il travolgente incanto espresso e assaporato da Dante nella sua purezza, quel paradiso terrestre, può essere irrimediabilmente e definitivamente perduto. Cupidigia e malvagità che rendono irrespirabile “l’aura morta” dell’inferno dantesco possono avvelenare per sempre l’aria, i mari e i fiumi della nostra Madre Terra? Possono incenerire le maestose e altrettanto sacre cattedrali naturali che sono le foreste pluviali?


Quella del Festival è quindi anche una riflessione sulla triplice natura dell’uomo – divina, umana e diabolica – che, sempre in riferimento allo sterminato universo dantesco, sarà il nucleo tematico della Trilogia d’Autunno. Questa si aprirà con una serata affidata a un étoile fuori dagli schemi quale Sergei Polunin, per poi proseguire con il Don Giovanni di Mozart e il Faust di Gounod.

Se la XXXI edizione si inaugura con un capolavoro del Novecento quale Koyaanisqatsi di Philip Glass, la conclusione del calendario estivo è affidata da una parte alla Fura dels Baus, con la spettacolare produzione di Carmina Burana in esclusiva italiana, e dall’altra al gala di danza in omaggio ad Alicia Alonso. Nel firmamento della danza brillano la prima assoluta del nuovo balletto di Johan Inger, il Balletto delle Fiandre e la Hofesh Shechter Company, mentre saliranno sul podio – oltre a Muti – anche Ivan Fischer e Valery Gergiev. Eclettismo è la parola d’ordine per gli appuntamenti con Vinicio Capossela, Stefano Bollani e Neri Marcorè – nonché per i 100 Cellos capitanati da Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi. Se Sant’Apollinare Nuovo ospita i Theatre of Voices di Paul Hillier, a San Vitale si rinnova la rassegna quotidiana dei Vespri delle 19; scorre parallelo il calendario di Giovani artisti per Dante, tutti i giorni alle 11 della mattina nei Chiostri Francescani accanto alla Tomba del Poeta.

Il programma completo del Ravenna Festival 2020

La nota artistica del Ravenna Festival 2020