“Non rubatemi il Natale”. L’appello, accorato, arriva da Ravenna, e in particolare da un giocatore della Consar, Davide Saitta, che da calendario dovrà affrontare il Trento in campo proprio il 25 dicembre. Un modo di passare il Natale, lontano dalla sua famiglia e dalla figlia Noemi di 8 mesi, che proprio non va giù al giocatore. E così ha preso carta a penna e ha scritto direttamente a Papa Francesco, passando per il quotidiano Avvenire che ha pubblicato la sua lettera nell’edizione di ieri.

“La mattina del 25 desidero, Santo Padre, svegliarmi con mia figlia – scrive Saitta –, fare le lodi e la processione in tutte le stanze della casa per deporre il Bambino Gesù nel bellissimo Presepe che sua madre con tanto amore ha preparato con le sue mani. E poi desidero mangiare con loro e fare festa tutto il giorno, proprio come fanno tutti per rendere il Natale un giorno felice per mia figlia”. Cose semplici, ma che il calendario del campionato di Volley quest’anno non gli concede di fare. Di qui l’appello di Saitta: “Credo che il nostro sport, che da sempre è veicolo di importanti valori sportivi e di vita, possa sacrificare un minimo della sua spettacolarità per fare spazio a Gesù che viene nelle nostre vite”.

A dargli la forza per la denuncia di questa situazione, scrive lui stesso, è stata la Messa e diverse sue esperienze di fede vissuta, come le Gmg e il cammino neocatecumenale: “Inizialmente, Santo Padre, volevo subire questa scelta perché sono stanco di intraprendere piccole battaglie, passare per il “rompiscatole” cattolico di turno – scrive Saitta –. Di certo non mi diverto e sarebbe molto più semplice lasciar perdere e non espormi, perché esporsi è scomodo e genera persecuzioni. Stavo per arrendermi all’idea di lasciar perdere ma durante un’eucarestia di qualche giorno fa mi sono detto che portare avanti questa pacifica e legittima causa lo devo a me stesso, a mia moglie e soprattutto a mia figlia Noemi”.

Di seguito la lettera firmata da Saitta e pubblicata su Avvenire nell’edizione del 5 dicembre.

Sua Santità non so se questa lettera arriverà mai tra le Sue mani ma dovevo provarci; e se per grazia queste parole dovessero arrivare fino in Vaticano, immaginare che Lei possa impiegare anche soli 5 minuti del Suo tempo per leggerla mi riempie di gioia. Mi chiamo Davide, ho 32 anni e sono sposato con Nicoletta da 4 anni e mezzo. Abbiamo una bellissima bambina di nome Noemi, di quasi 8 mesi, e due bambini in cielo, saliti al Padre prima di uscire dal grembo materno, Karol e Davide jr. Per noi questa bambina oltre ad esser un dono magnifico è anche la dimostrazione della Misericordia di Dio nella nostra vita.

Sono cresciuto in una famiglia cristiana che mi ha educato alla Fede e a vivere intensamente i tempi liturgici di Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua. Sento molto la responsabilità di essere anch’io per mia figlia un buon padre. Questo Natale 2019 sarà il primo di mia figlia Noemi. Sono stato con Lei caro Papa Francesco alle GMG di Rio de Janeiro nel 2013, il cui frutto fu l’incontro con mia moglie Nicoletta, e a quella di Cracovia nel 2016, primo pellegrinaggio da uomo sposato. Sono un pallavolista e gioco per la Consar Ravenna, società che milita nella Superlega italiana, e che il 25 dicembre, nonostante il mio “grido” sarò costretto a scendere in campo e a lasciare la mia famiglia dalla Vigilia fino alla notte del Santo Natale. Dapprima mi sono rivolto al direttore generale della società trentina, successivamente all’amministratore delegato della Lega Pallavolo Serie A, persone che stimo enormemente per il lavoro che svolgono da anni per migliorare e far prosperare il nostro splendido movimento pallavolistico, chiedendo se si potesse trovare una diversa soluzione al problema.

Ho proposto di giocare alle ore 16 del 24 dicembre convinto che il magnifico pubblico trentino, tra i migliori in Italia per sportività per attaccamento alla squadra e per affluenza al palazzetto, risponderebbe «Presente!» anche nella data da me proposta. Invece, quello che sono riuscito ad ottenere è stato: «Solo se chiamasse il Papa!». Soltanto in questo caso la partita verrebbe anticipata al giorno 24 (alle ore 16,00). Inizialmente, Santo Padre, volevo subire questa scelta perché sono stanco di intraprendere piccole battaglie, passare per il “rompiscatole” cattolico di turno. Di certo non mi diverto e sarebbe molto più semplice lasciar perdere e non espormi, perché esporsi è scomodo e genera persecuzioni. Stavo per arrendermi all’idea di lasciar perdere ma durante un’eucarestia di qualche giorno fa mi sono detto che portare avanti questa pacifica e legittima causa lo devo a me stesso, a mia moglie e soprattutto a mia figlia Noemi.

Questa sarà un’esperienza in più per poterle trasmettere la Fede in Gesù Cristo morto e risorto raccontandole un giorno che mi sono battuto pacificamente, come sono abituato a fare nei campi di gioco, e che ho gridato al “mondo intero” che il 24 notte desideravo passare la Vigilia con mia figlia, il giorno del suo primo Natale, nel giorno della prima venuta di Cristo nella sua vita. La mattina del 25 desidero, Santo Padre, svegliarmi con lei, fare le lodi e la processione in tutte le stanze della casa per deporre il Bambino Gesù nel bellissimo Presepe che sua madre con tanto amore ha preparato con le sue mani. E poi desidero mangiare con loro e fare festa tutto il giorno, proprio come fanno tutti per rendere il Natale un giorno felice per mia figlia.

Ascolta Papa Francesco la mia “supplica” di voler vivere intimamente ed insieme alla mia famiglia il Santo Natale. È il grido di un cattolico che molto spesso è «voce di uno che grida nel deserto» in questa società volta alla scristianizzazione. Credo che il nostro sport, che da sempre è veicolo di importanti valori sportivi e di vita, possa sacrificare un minimo della sua spettacolarità per fare spazio a Gesù che viene nelle nostre vite e dare la possibilità a chi come me ne sente la necessità, di celebrarlo e lodarlo.

Perché il Natale, così come la Pasqua (anche il 12 Aprile si giocherà), sono i giorni su cui ruota la mia intera esistenza in quanto uomo e cristiano. Sono queste due ricorrenze che mi situano nella storia di ogni anno e di ogni giorno, tra gioie e sofferenze questa magnifica opportunità che ci offre il tempo liturgico di poter nascere, morire e risorgere con Cristo. La ringrazio Santo Padre anticipatamente, e se tutto questo non fosse possibile ho imparato ad entrare nella volontà di Dio Padre che saprà consolare il mio cuore di uomo, di padre e di marito. Prego sempre per Lei ed il suo pontificato. Buon Natale Papa Francesco.

Davide Saitta