Giampaolo e Marcella Baschetti
Giampaolo e Marcella Baschetti

“Non temete per noi. La nostra vita sarà meravigliosa” titolava Mario Calabresi un suo libro di qualche anno fa che raccontava la storia di una lontana zia e di suo marito partiti per una missione in Africa, che “non avevano avuto paura di diventare grandi”. Anche la storia di Giampaolo Baschetti e sua moglie Marcella, seppur tutta romagnola (i due vivono a faenza a parte due anni terribili nei campi di prigionia tedeschi e polacchi), lancia lo stesso messaggio.

Giampaolo e Marcella quest’anno compiranno 100 anni ma i compleanni non sono le uniche ricorrenze da festeggiare: c’è anche il 67esimo di matrimonio, il prossimo 6 aprile. E, a stare ad ascoltarli, in realtà viene il sospetto che ogni giorno per loro sia una vera festa. “La nostra è una bella storia – spiega Giampaolo – e più felice di così non poteva essere”.

“Ogni giorno è un regalo: ci alziamo e ringraziamo di essere ancora qui, ancora insieme, con Giovanna (la figlia, ndr) vicina”. Eppure, come in ogni vita e in ogni matrimonio, le difficoltà non sono mancate: Giampaolo, poco più che ventenne, dovette interrompere gli studi universitari di Chimica perchè venne arruolato nell’esercito di leva e, con l’8 settembre, fu arrestato e spedito nei campi di prigionia per gli ‘Imi’, internati militari italiani, esperienza che racconta nel capitolo “Azione Cattolica nei lager” del volume “Dai fronti di guerra” di Arturo Frontali.

Già perché anche nei campi tedeschi e polacchi, grazie alla presenza di don Mario Besnate (faentino pure lui) Baschetti diede vita, con alcuni compagni, a una sezione della Giac, la “Gioventù italiana di Azione Cattolica”. Il cibo scarseggiava ma bisognava nutrirsi di speranza e di fede. “A volte – ricorda – si faceva la Comunione con una scheggia di ostia, ma quella bastava”.

Tra le fatiche, la scarsità di cibo, i continui trasferimenti di campo in campo, l’amicizia dei compagni era l’altra fonte di sostentamento. E tra gli incontri che non può dimenticare di quegli anni c’è anche quello con Giovannino Guareschi, il papà di Don Camillo e Peppone: «Con il suo umorismo, ci teneva sempre su di morale, racconta».

Tolti gli anni della guerra, sono quasi 90 anni che Giampaolo aderisce all’Azione Cattolica e l’anno prossimo sarà il primo anno che non pagherà la sua quota (solo perché ai centenari l’associazione la regala). Una fedeltà, non solo all’Azione Cattolica evidentemente, che nasce dal sentirsi profondamente amati da Dio.

Troppe le coincidenze “fortunate” nella sua lunga vita, racconta: come quella di aver incontrato Marcella, nel negozio di tabacchi di famiglia, proprio il giorno in cui torna dal fronte, nel ’45, o il voto di sua zia Ines, che offrì la sua vita per la sua liberazione (e avvenne proprio nei giorni in cui lei morì) o ancora quell’ultimo trasferimento a un altro campo di prigionia, impossibile da affrontare per lui malato di pleurite, e che viene cancellato dalla liberazione da parte degli Alleati.

Da lì, la vita di Giampaolo, poi condivisa con Marcella, diventa più “ordinaria”: il lavoro da professore, la famiglia, i figli (oltre a Giovanna, Francesco che lavora alla Pieve di Ravenna), le vacanze in montagna. Ma vissuta straordinariamente, anche grazie a una vita di fede intensa e all’amicizia con alcuni sacerdoti, in particolare don Gino Montanari.

“La preghiera per noi? È più che altro un colloquio; è pensare che il Signore è qui in mezzo a noi. Una cosa però gliela chiedo spesso – rivela Marcella –: che, quando vorrà, possiamo andare via insieme, anche di là”.