L'esterno della Casa circondariale di Ravenna

Non è una situazione facile quella che vivono i detenuti della Casa circondariale di Ravenna. Secondo i dati resi noti nei giorni scorsi dall’Associazione Antigone, l’istituto di via Port’Aurea è quello con il più alto tasso di sovraffollamento in regione: + 179,6%, con 88 persone detenute a fronte di una capienza ufficiale di 49. Tuttavia la condizione morale e psicologica dei reclusi in città “è più serena rispetto a quelli che vivono in altre strutture pure sovraffollate – afferma Grazia Meneghini che fa parte del Comitato pro detenuti e famiglie, composto da alcune volontarie che sono di sostegno ai detenuti per i loro bisogni primari –. E poi la Casa circondariale è un ‘passaggio’: la persona reclusa vi resta solo fino a quando non è stato celebrato il processo ed emessa la condanna”.

Restano alcuni problemi anche a Ravenna, come le sole due educatrici che affiancano i detenuti nel loro percorso di recupero sociale, o i tempi lunghi della giustizia, per cui a volte un recluso resta in via Port’Aurea per molto tempo. “Ma in questi casi, di solito la direttrice interviene – precisa Meneghini – e riesce a far trasferire la persona in una Casa circondariale più vicina al suo luogo di residenza. Così il detenuto vive con meno ansia e senso di abbandono la sua condizione”.

L’aspetto educativo e quello occupazionale e culturale sono fondamentali per favorire l’attuazione piena l’articolo 27 della Costituzione italiana, che così cita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Nella struttura di via Port’Aurea sono infatti a disposizione le aule per la scuola elementare e per la scuola media, e ne usufruiscono diversi detenuti.

“Non solo – conclude Meneghini – grazie ai volontari e ai progetti avviati in collaborazione con le realtà locali, sono stati avviati tanti corsi, come quello di cucina o quello di cartotecnica. I detenuti hanno la possibilità di imparare tante attività, lavori pratici che potranno essere loro utili per procurarsi un lavoro una volta scontata la pena”.