“Quello di Ravenna è l’unico porto della regione, eppure i servizi doganali sono a rischio deriva“. Sono le sigle sindacali Fp Cgil, Cisl FP e Uil Pa a lanciare l’allarme. In un comunicato congiunto, a firma dei tre responsabili Maria Antonietta Cirillo, Mario Giovanni Cozza e Barbara Bandini, i sindacati sollevano la questione del mancato rientro “di una realtà portuale così importante come quella ravennate – ancora una volta – nelle strategie politiche dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”.
“Con l’avvento della Brexit altre realtà vicine hanno portato a casa bandi di concorso regionali o di area vasta – si legge nel comunicato – per l’assunzione di un numero considerevole di nuovi posti di lavoro, eppure qualcuno ha pensato che in Emilia-Romagna non ci fossero evidenti necessità sotto il profilo della carenza d’organico“.

“Le azioni politiche intraprese in altri territori, ultime in Liguria e Piemonte, sembrano avere la meglio – secondo i sindacati territoriali – quando si tratta di garantire nuovi assunzioni attraverso bandi di concorso a loro riservati. Si vuole nascondere la naturale identità di un Ufficio portuale come quello ravennate, e non si comprendono le difficoltà a volere riconoscere il ruolo e l’importanza amministrativa di questa sede, della sua dimensione produttiva in ambito doganale e settore accise e dell’interesse strategico Regionale, Nazionale e Europeo».

C’è un aspetto che fa trasalire i sindacati territoriali- “L’ennesima dimostrazione del disinteresse più totale dei vertici dell’Agenzia alle problematiche di questo ufficio territoriale, ben diretto  da un Dirigente di ruolo – malgrado sia contemporaneamente incaricato anche alla Direzione degli Uffici di Forlì e Bologna – è rappresentata dal bando che l’Agenzia ha pubblicato la scorsa estate riservando a Ravenna solo 12 posti, mobilità a cui si poteva accedere solo se già in servizio presso una pubblica amministrazione e solo in possesso di determinati requisiti e autorizzazione preventiva dall’ente di appartenenza a potersi trasferire”.

“Le 12 unità lavorative corrispondono al numero di dipendenti andati in pensione – continua il comunicato – o trasferiti dalle dogana di Ravenna solo negli ultimi 18 mesi. Il bando comunque è fermo al palo da mesi con buona pace degli interessati. Ma il dato più preoccupante è quello che arriverà a conclusione del 2020, infatti l’UDM rimarrà con 57 unità di ruolo in servizio – di cui una parte impegnati stabilmente presso i presidi di fabbrica – con una conseguente carenza di almeno 32 lavoratori“.

“In questo senso se si vogliono sostenere i servizi, sarebbe auspicabile che tutte le istituzioni politiche, le associazioni di categoria, l’Autorità di sistema, facessero fronte comune – concludono Cgil Cisl e Uil nella loro nota stampa – per favorire l’attivazione di percorsi destinati ad incrementare la dotazione organica della struttura, garantendo la salvaguardia della piena operatività territoriale e il rilancio del sistema doganale ravennate“.