I coniugi Pesaresi durante l'incontro

Numerose e da diverse parrocchie della diocesi sono state le famiglie che hanno partecipato alla Giornata diocesana di spiritualità familiare, domenica 26 gennaio all’Opera di Santa Teresa. Un evento promosso dall’Ufficio per la Pastorale della Famiglia e iniziato con la partecipazione alla Santa Messa comunitaria, celebrata dal direttore dell’Opera, don Alberto Graziani, alla presenza anche delle persone malate ospiti della struttura, del personale, di religiose/i e di volontari.

La Giornata, intitolata “Fate quello che Lui vi dirà”, era incentrata sull’analisi e la spiegazione di un brano evangelico, quello del miracolo alle nozze di Cana (Gv 1, 1-12), sviluppate in due parti dai coniugi Gianluca e Simona Pesaresi, direttori dell’Ufficio diocesano per la Pastorale familiare di Rimini. Con la concretezza della loro esperienza – sposi da 29 anni, con due figlie e una impresa familiare che portano avanti da quando si sono uniti in matrimonio – e la ricchezza di una fede condivisa, i coniugi Pesaresi hanno attualizzato i contenuti del brano alla vita degli sposi di oggi.

“Quello che fa Gesù in questo brano è un segno, non tanto un miracolo o una magia – ha detto Gianluca Pesaresi, che è anche diacono permanente -. Vuole che la gente di tutti i tempi, anche noi oggi, capisca cosa c’è dietro, cosa ci vuole dire”. L’episodio delle nozze di Cana è noto: attraverso l’intercessione di Maria, Gesù viene incontro ai bisogni di quel banchetto nuziale, dove mancava il vino. E’ Maria a dire ai servitori, “Fate quello che Lui vi dirà”, ed essi riempiono le giare di acqua, che Gesù trasforma in vino.

“Maria, è la madre degli uomini che vede il disagio dei figli, Maria è la madre di Gesù che quasi lo forza ad intervenire verso i suoi fratelli, per ricostruire la gioia”, hanno detto i coniugi Pesaresi. I servitori rappresentano gli sposi, chiamati a versare nelle giare, cioè nella loro vita di coppia l’“acqua”, cioè tutte le fragilità, i desideri non realizzati, il rapporto con i figli, le persone che si incontrano ogni giorno. Su questo aspetto, le coppie di sposi presenti nel pomeriggio hanno realizzato un lavoro pratico (una giada in plastilina), confrontandosi poi sul loro vissuto, le loro fatiche e le loro gioie.  E’ questa l’acqua che Gesù, con il suo messaggio e il suo amore, trasforma in vino.

Significa che “La presenza di Cristo nella vita degli sposi è in grado di trasformare questa ‘acqua’ nel vino sempre nuovo e spumeggiante che è la capacità e la gioia di amarsi – hanno detto i Pesaresi –. Gesù indica attraverso il Vangelo quelle strade e quegli atteggiamenti che permettono di rinnovare l’amore, di non lasciarsi bloccare dai propri limiti (stanchezza, aridità, rancori, pigrizie, egoismi, incapacità di dialogare e perdonare, impazienza, ecc.).

Nutrendosi, da soli e come coppia, degli strumenti che il Signore ci dona (preghiera, la S. Messa, l’Eucaristia, l’ascolto della Parola), gli sposi cristiani sono in grado di essere loro stessi dei ministri, testimoni del Vangelo. Il Matrimonio è infatti, insieme all’Ordine Sacro, l’unico sacramento ministeriale, che indica la chiamata alla testimonianza, alla missione.

E gli sposi quindi, hanno chiarito i coniugi Pesaresi, sono “il sacramento evidente dell’alleanza di Dio con l’umanità e di Gesù con la Chiesa. Quindi siamo abilitati, autorizzati a fare alleanze, a edificare ponti anche davanti a un buon caffè, all’interno di un bar, aspettando dalla parrucchiera o dal barbiere. Gesù vorrebbe arrivare a tutti attraverso l’Eucarestia, allora lo fa attraverso di noi sposi, che siamo Suo segno e strumento che cammina per le strade”.