Hanno illustrato il progetto Raffaella Angelini, Gianpiero Mancini e il direttore sanitario Stefano Busetti

Da 86 interventi nel 2017, anno in cui è partito, agli oltre 100 degli ultimi due anni: sono questi i numeri salienti che definiscono il risultato del progetto attivato tre anni fa, dall’unità operativa “Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro” di Ravenna dell’Ausl Romagna relativamente al controllo e all’attenzione dell’area portuale e delle attività imprenditoriali che vi insistono, e che la direzione generale dell’Ausl ha reso noti oggi.
Il progetto coniuga i doverosi controlli ad un’attività informativa e formativa per gli operatori e le aziende, mirato ad intervenire anche in termini preventivi rispetto al fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali.
L’attività di prevenzione svolta nell’area portuale di Ravenna negli ultimi tre anni si è progressivamente sviluppata sulla base di tale progetto, che ha visto anche la realizzazione di un’apposita sede del servizio nell’area portuale, grazie ad una convenzione con Autorità Portuale, partendo dal presupposto secondo il quale l’Ausl ha la necessità e il vincolo di mantenere gli stessi elevati standard di vigilanza e controllo in tutti i settori produttivi a rischio (edilizia, agricoltura e altro) ma, allo stesso tempo, ha anche l’esigenza di affrontare le complesse problematiche e le situazioni rischiose peculiari del settore portuale che sono presenti unicamente (in modo significativo) nel territorio ravennate.

Gli interventi di vigilanza sulla sicurezza del lavoro nel porto di Ravenna sono raddoppiati nel triennio passando da 53 interventi nel 2016, anno precedente l’attivazione del progetto, a 86 nel 2017 ad oltre 100 nel 2018 e 2019, il 15 per cento dei quali ha consentito di individuare criticità. Anche le modalità di vigilanza sono state modificate adottando, accanto alla vigilanza tradizionale, anche la cosiddetta modalità con “ronda”,vale a dire la perlustrazione nello stesso giorno di più terminal portuali, determinando la percezione di una presenza più continuativa del Servizio e consentendo un frequente scambio tecnico professionale con le figure della prevenzione.

L’attività ha riguardato tutte le figure coinvolte nella prevenzione, in particolare i datori di lavoro, i responsabili dei servizi di prevenzione e protezione e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, con le quali sono state discusse e condivise linee di indirizzo su temi di interesse prioritario con l’obiettivo di sviluppare all’interno delle aziende una maggiore capacità di valutare i rischi e individuare soluzioni efficaci.

Sono state condotte diverse iniziative formative e comunicative, sia nei confronti del mondo del lavoro sia rivolte agli operatori delle Ausl di altri porti italiani, al fine di diffondere l’esperienza ravennate favorendo l’omogeneità dei comportamenti, ed è stata annunciata l’istituzione, con l’inizio del prossimo anno accademico, di un Master universitario in salute e sicurezza nel lavoro portuale, della durata di un anno, rivolto a tutti i professionisti e agli operatori che, in Romagna ma anche altrove, si occupano o intendono occuparsi di tutela della salute del lavoro portuale.