Tra il Natale e la Pasqua, la festa della Presentazione al Tempio di Gesù, ribattezzata a livello popolare “Candelora”, è caratterizzata dal rito dell’accensione e della benedizione delle candele: un “richiamo alla luce del Natale e un anticipa la Resurrezione di Cristo”, scrive don Andrea Bonazzi, parroco di San Cristoforo in Mezzano. E non è un caso se oggi si celebra anche la Giornata della Vita Consacrata. Prepariamoci a viverla, leggendo e commentando il Vangelo di domenica 2 febbraio, il passo di Luca 2,22-32.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 22-32). Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: “Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore” – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: “Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele”.

La festa della Presentazione al Tempio si celebra – quest’anno di domenica – circa a metà del tempo che intercorre tra il Natale e la Pasqua. Essa è caratterizzata dal rito della accensione e benedizione delle candele, da cui la festa prende popolarmente il nome di “candelora”. Si tratta di un richiamo alla Luce del Natale, con cui la nascita di Gesù è stata paragonata alla luce del “sole che sorge” (cfr. Lc 1, 78); ma è anche chiaramente un anticipo del lucernario che apre la solenne veglia della notte di Pasqua, con l’accensione del cero che annuncia la luce della Risurrezione di Cristo. Il cammino del Bambino Gesù va da Nazareth, dove è stato concepito, sino a Betlemme dove nasce nella città di Davide, e di lì a

Gerusalemme dove viene presentato al Tempio; la vita pubblica di Gesù ormai adulto seguirà lo stesso cammino, dalla Galilea a Gerusalemme dove morirà e sarà glorificato. Gesù è portato al Tempio; ma il bambino che Maria e Giuseppe presentano è Lui stesso il vero Tempio di Dio (cfr. Gv 2, 17-22). Quel tempio di sassi sarà sostituito dal suo corpo; la purificazione dei peccati non avverrà più al tempio di Gerusalemme, ma attraverso il sangue di quel bambino. Alla sua morte il velo del tempio si squarcerà: ormai il tempio di Dio è sulla croce, tanto che del tempio di Gerusalemme – come Gesù aveva profetizzato – non rimarrà pietra su pietra!

La seconda lettura, presa dalla Lettera agli Ebrei, ci ricorda così che Gesù presentato al Tempio è insieme “vittima e sacerdote”. E’ lui l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, come ci ricorda San Giovanni Battista; ma è sempre Lui anche il sommo ed eterno sacerdote che compie una volta per sempre il rito sacrificale dell’unica offerta veramente gradita a Dio.
Questa offerta del corpo e del sangue di Cristo, che noi celebriamo ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia, diventa la nostra purificazione perché, come leggiamo nella prima lettura, possiamo anche noi “offrire al Signore un’offerta secondo giustizia”.

Col Battesimo infatti ogni cristiano diventa “re, profeta e sacerdote”, capace cioè di fare della propria vita uno strumento per la crescita del Regno di Dio e l’annuncio del Vangelo, ma solo attraverso l’offerta della propria vita a Dio e ai fratelli. Un’offerta che ci viene ricordata dalla scelta della vita religiosa di cui la Chiesa celebra la giornata di preghiera proprio in occasione di questa Festa.

I religiosi e le religiose ci ricordano profeticamente che mentre siamo in cammino in questo mondo non dobbiamo dimenticare che non siamo di questo mondo, ma che apparteniamo a Dio e siamo fatti per Lui. Vengono in mente le parole di Sant’Agostino: “Tu Signore hai fatto il nostro cuore per Te; e il nostro cuore non avrà mai la vera pace finché non riposerà in Te” (cfr. Le Confessioni I,1, 1).

Allora l’invito esplicito che ci viene proposto dalla festa odierna è quello stesso che troviamo sulle labbra di Gesù: “Voi siete la luce del mondo… non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5, 14-16). Don Andrea Bonazzi