Una veduta panoramica del porto di Ravenna

Sapere che non ci sono casi di contagio da coronavirus a Ravenna e nel ravennate è sicuramente una bella notizia e può essere un motivo di sollievo per le tante imprese del porto che, soprattutto da quando dalla Cina sono iniziate a diffondersi le prime notizie sulla scoperta del Covid-19, hanno iniziato a temere conseguenze e ricadute negative sui traffici marittimi e sui rapporti commerciali con quel Paese asiatico, “con cui Ravenna e il suo porto in particolare hanno sempre avuto rapporti commerciali”, ricorda l’avvocato Simone Bassi, presidente dell’International Propeller Club Port of Ravenna (organizzazione formata dagli operatori del porto di Ravenna) e esperto della realtà portuale ravennate. “E questo da prima che la Cina diventasse il punto di riferimento per i prodotti di largo consumo e di massa – riprende Bassi – che oggi arrivano principalmente a mezzo container. La Cina è, in generale, uno dei Paesi che genera i maggiori traffici commerciali via mare e per Ravenna rappresenta una fetta importante di import ed export”.

La diffusione del Covid-19 avrà, inevitabilmente, delle ripercussioni sul movimento e il numero dei traffici “poichè il Coronavirus ha bloccato le attività in Cina – conferma Bassi – e quindi sia la produzione cinese che importiamo in Italia e a Ravenna sia l’attività delle imprese ravennati che producono merci da esportare in Cina”.

Meno preoccupazione c’è, invece, sui rischi di un possibile contagio, sui rischi che le navi in arrivo dalla Cina possano essere portatrici del virus attraverso qualche membro del loro equipaggio. “L’arrivo di navi dalla Cina comporta un transit time di 22/24 giorni per i container – sottolinea l’avvocato Bassi – ed anche 30 giorni per le rinfuse. Una sorta di ‘quarantena’ naturale. Inoltre c’è un protocollo sanitario rigido ed impegnativo che garantisce controlli della navigazione e verifiche sulla salute dei marittimi. Solo al termine dei controlli viene rilasciata la Libera pratica sanitaria. Gli uffici dell’Usmaf, la sanità marittima, sono istruiti, preparati e rinforzati per effettuare tutti gli opportuni controlli sanitari. Quindi non facciamoci prendere dalla fobia del virus”.