Continua la performance positiva delle esportazioni della provincia di Ravenna: nei primi nove mesi del 2019 salgono a circa 3.477 milioni di euro, un valore mai raggiunto in passato, e mettono a segno un incremento pari a +6,9%, rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

L’export provinciale risulta dunque ancora in crescita e con un andamento molto soddisfacente, che prolunga la fase espansiva avviata nel corso dell’anno 2017, proseguita poi nel 2018 ed anche nel corso del primo semestre del 2019 con ottimi incrementi. Inoltre, si tratta di un incremento superiore rispetto sia a quello raggiunto dall’export regionale, pari al +4,8, che da quello nazionale, fermatosi al 2,5% ed evidenziando quindi una dinamica inferiore rispetto alla performance della nostra provincia.

Tra gennaio e settembre, l’Emilia-Romagna, confermando la sua vocazione all’export, consolida la seconda posizione nella graduatoria italiana delle regioni esportatrici, con quota sull’export nazionale pari a 13,9% e preceduta solo dalla Lombardia (26,8%) e per crescita è risultata inoltre quinta tra le regioni d’Italia. E per quanto riguarda l’ambito locale, nel periodo considerato, con l’1,0% dell’export italiano, Ravenna occupa il 33esimo posto nella graduatoria nazionale delle province esportatrici. Nella graduatoria regionale, Ravenna si colloca in sesta posizione e 7,1% è la sua quota sull’esportazione regionale e, tra le province emiliano-romagnole, le dinamiche di crescita migliori si sono riscontrate a Bologna (+12%), Piacenza (+10,1%) e proprio a Ravenna (+6,9%).

La possibilità che le imprese ravennati possano continuare a replicare questi buoni risultati nel prossimo futuro è, però, molto incerta; pesano infatti le tante incertezze legate ai dazi doganali, alla politica commerciale statunitense orientata verso un indirizzo di deglobalizzazione ed alla evoluzione dei futuri rapporti connessi alla Brexit; inoltre, il rallentamento dell’economia mondiale ed in particolare del commercio estero a livello globale, sta penalizzando in misura più sensibile i paesi a maggior vocazione export, Germania e Italia in primo luogo, ed all’interno della nostra nazione, sono le regioni ed i territori più attivi sui mercati esteri a essere maggiormente esposti alle incertezze ed alle fragilità che caratterizzano lo scenario internazionale.

Le esportazioni provinciali rimangono fortemente concentrate verso l’Unione Europea, destinazione che rappresenta il 65% del totale, con la Germania primo partner commerciale con una quota pari quasi al 13%; nell’area-euro, seguono Francia e Spagna e, al di fuori dell’euro-zone, il Regno unito, verso il quale si indirizza il 5,1% dell’export complessivo provinciale.

Al di fuori dei mercati europei, il Medio Oriente ha assorbito il 10,2% dell’export della provincia, grazie ad importanti commesse nel Qatar. Nel periodo in esame, crescono le esportazioni provinciali dirette verso il Medio Oriente, verso l’Unione Europea ed anche, seppure molto lievemente, verso l’America Centro-Meridionale; diminuiscono però le esportazioni dirette verso le altre principali aree del resto del mondo.

Nella classifica dei principali settori di esportazione delle imprese di Ravenna, nel periodo considerato, i prodotti della metallurgia occupano il primo posto con una quota del 24,2%; seguono i prodotti chimici che rappresentano il 18,2% ed i macchinari (15,9%). Questi tre settori, costituiscono storicamente la specializzazione della nostra provincia sui mercati esteri, a cui seguono gli apporti importanti delle industrie dell’alimentare (10,2%) e dei prodotti elettrici (8,3%).

Il rallentamento del mercato mondiale, tuttavia, inizia a pesare sugli scambi con l’estero della provincia di Ravenna e tra gennaio e settembre del 2019 l’andamento per settori di esportazione sconta la decelerazione in alcuni comparti di specializzazione. A trainare la crescita dell’export ravennate nei nove mesi considerati hanno contribuito infatti, in termini di variazione percentuale, solo le esportazioni di prodotti della metallurgia (+54%), delle apparecchiature elettriche (+15,6%), di prodotti alimentari (+12,1%) e l’export delle bevande (+6,9%).