I relatori del convegno di oggi
I relatori del convegno di oggi

La Fraternità di Comunione e Liberazione ha ricordato la figura di Enzo Piccinini, il medico reggiano morto 20 anni fa di cui è stata aperta la causa di beatificazione a giugno, che ha segnato profondamente la vita del movimento a livello nazionale, e anche locale. Dopo la Messa in memoria del fondatore del movimento don Luigi Giussani celebrata dall’Arcivescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni, oggi pomeriggio, si è svolto all’hotel Mattei un convegno dal titolo “Quale vita è nata” al quale hanno partecipato, lo stesso arcivescovo, Annarita Piccinini, figlia di Enzo e medico lei stessa, e Aureliano Palmieri, geologo gemmologo e Massimo Savini, che ha moderato l’incontro.

“35 anni fa, l’ho conosciuto, ad un incontro tra universitari a Bologna – ha esordito Massimo Savini, che ha moderato l’incontro –: e ho capito che per conoscere Cristo dovevo seguirlo. E questo è successo e succede ancora oggi a tanti giovani. Per questo abbiamo deciso di ricordarlo”.

Don Giussani quando morì a causa di un incidente sull’autostrada nei pressi di Fidenza, inviò un messaggio a tutta Cl per ricordarlo: “Disse il suo sì a Cristo, in modo intelligente e integrale. La sua adesione a Cristo era così totalizzante che non c’era giorno che non cercasse la gloria umana di Cristo”. “Non c’era giorno che non avesse a cuore la nostra conversione – aggiunge Savini –, e che non dedicasse la sua vita a questo”. 

“Alle superiori, all’ora di Religione, ricordo che una volta il prete ci fece vedere il Gesù di Zeffirelli – ha ricordato Aureliano Palmieri, che dal ’97 vive in Colombia –. Io, in genere, uscivo perchè quell’ora non mi interessava. Invece, per la prima volta, quel giorno rimango colpito e in classe dico: ‘Se esistesse un uomo come questo, io lo seguirei in capo al mondo. Ma non esiste”.Invece, l’ho incontrato all’Università, era Enzo Piccinini: col tempo si è creato un rapporto intenso, per me è stato un padre”. “Io credo – conclude Palmieri – che ci abbia lasciato questo: un gruppo di amici. Col tempo ho capito che avevo bisogno di questi amici. Questa è l’eredità e il compito che ci ha lasciato: vivere affinché tutti conoscano Cristo presente”

Commosso e appassionato, poi, l’intervento di Annarita, la figlia più piccola di Enzo, che ha seguito le orme del padre diventando medico al Sant’Orsola: “Mi son trovata in una famiglia un po’ strana, con un papà che era sempre fuori casa, per lavoro e per il movimento – ha spiegato –. Lo vedeva la domenica e di notte lo sentivo quando rincasava. Questo suo darsi l’ho capito nel tempo: quella ‘vita tutta tesa a Cristo’ per me è diventato pian piano un po’ più chiaro. Ma  l’assenza fisica di mio padre l’ho vista come una presenza, perchè viveva nell’unione con mia madre. Son sempre stata colpita dalla passione con la quale faceva ogni cosa: non poteva rimanere fuori nulla. E vedevo questi gruppi di ragazzi: aveva una preoccupazione costante, che fossimo accompagnati dagli amici”.

Ed è proprio dopo la morte di suo padre Enzo che questa raccomandazione per Annarita, è diventata motivo e strumento di vita: “Alla fine del mio primo anno di Medicina, succede la cosa più incomprensibile: mio padre muore in un incidente. È una ferita che tuttora è impossibile da rimarginare, anche dopo 20 anni”. “Ho pianto per mesi. Poi dentro questo è successo qualcosa: qualcuno mi si è messo al fianco, mi ha preso per mano e mi ha tirato su, mi ha aiutato negli esami, mi ha ascoltato, confortato. E io un bene così non l’avevo mai conosciuto, e mi ha cambiato la vita, letteralmente. Nel momento più buio è arrivata la conversione”. “C’è una compagnia vera che vuole bene al tuo destino– conclude la figlia di Enzo Piccinini –: e la tua certezza si può fondare su questo, una certezza che non può morire. So che c’è qualcuno che qui sta vivendo un’esperienza di dolore: magari vede solo un groviglio di fili in questa situazione ma, glielo dico per esperienza, sono certa che dietro c’è il disegno bello per lui o per lei”.

“Non posso aggiungere molti di più – ha spiegato l’arcivescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni –, grazie per queste belle testimonianze. Da quel che avete detto di Piccinini, che io non ho conosciuto personalmente, emerge una passione, un desiderio forte di comunicare agli altri, quel che lui ha vissuto. C’è un desiderio di dare corpo a una missione. È stato un vero tramite per la conoscenza del mistero di Dio che è sempre davanti a noi. E l’ha trasmessa a tutti, organizzando un cammino che potesse portare avanti questo obiettivo”.

“Un santo, serve Papa Francesco, è capace di sopportazione, pazienza e mitezza. Possiede gioia e senso dell’umorismo; audacia e il fervore; ancora, il camino comunitario (non si diventa santi da soli) e la preghiera. Tutte caratteristiche che si ritrovano abbastanza nella vita di Enzo… in quello che avete detto”.