Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo, istituito con legge dello Stato il 30 marzo del 2004 per conservare la memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani nella complessa vicenda del confine orientale nell’immediato dopoguerra.

In occasione del Giorno del Ricordo il Comune di Ravenna e l’Istituto storico della Resistenza promuovono due iniziative, la prima delle quali in collaborazione con la Fondazione Casa di Oriani. Mercoledì 5 febbraio, alle 17 alla biblioteca Oriani, in via Corrado Ricci 26, è in programma una conferenza dell’ambasciatore Antonio Bandini, ravennate, su “La lunga disputa diplomatica sui confini orientali. Dal trattato di pace del ’47 alla Conferenza di Londra del ’54 agli accordi di Osimo del ’75”. Si affronterà il tema della storia lunga e complessa del confine orientale sotto il profilo geopolitico e diplomatico, essenziale per un corretto inquadramento del dramma vissuto dagli italiani in quei territori.

Lunedì 10 febbraio alle 11 invece presso l’ufficio decentrato di Marina di Ravenna, in piazzale Marinai d’Italia 19, alla presenza delle autorità comunali sarà scoperta una targa in ricordo dei profughi giuliano dalmati giunti a Marina nel dopoguerra.

A Marina nei primi anni Cinquanta e Sessanta furono accolte, trovando alloggio, decine di famiglie giuliano-dalmate, provenienti da diverse parti d’Italia a seguito dell’emigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di nazionalità e di lingua italiana dalla Venezia Giulia, dal Quarnaro e dalla Dalmazia, che si verificò a partire dalla fine della seconda guerra mondiale.Nel corso degli anni tali famiglie, lavorando in modo operoso e proficuo, si sono integrate con la comunità locale, ricostruendosi una vita ed un’identità, in una dimensione di serenità e accoglienza.

L’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in Ravenna e provincia ha proposto all’Amministrazione comunale, che ha subito condiviso la scelta, di apporre una targa, presso la sede dell’ufficio decentrato, che si trova nei pressi della zona ove erano collocate le case di prima sistemazione dei profughi giunti in città, al fine di ricordare sia il dramma dell’esodo sia la prima accoglienza e la successiva fortunata integrazione degli esuli nella comunità ravennate.