“Dobbiamo dire basta a questa politica fatta sul sangue dei popoli!”. Aprendo l’incontro “Mediterraneo frontiera di pace”, in corso nella storica sede del Castello svevo di Bari, il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei ha declinato la parola “pace” a 360°, chiamando i 58 vescovi delegati, provenienti da 20 Paesi diversi, a schierarsi in maniera sinodale a favore di un futuro all’insegna della “cittadinanza”: dei migranti e dei “martiri del Mediterraneo”, come i cristiani perseguitati che, in Medio Oriente, rischiano addirittura di scomparire.

“L’alternativa alla pace è il rischio di un caos incontrollato”, il monito del cardinale, sulla scia del pensiero di Giorgio La Pira e in sintonia con il magistero di Papa Francesco – che domenica prossima sarà presente a Bari per la messa conclusiva – e del documento sulla Fratellanza umana firmato un anno fa con l’Imam di Al-Azhar. “Nessuna cattedrale esisterebbe senza porti”, ha esordito Bassetti: “la guerra è una tremenda anti-utopia”, e “il muro che divide i popoli è soprattutto un muro economico e di interessi”. “C’è una frontiera invisibile nel Mediterraneo che separa i popoli della miseria da quelli del benessere, c’è un nesso inscindibile fra la povertà e l’instabilità”, e i migranti devono essere lasciati “liberi di partire, liberi di restare”. Al cuore del discorso di apertura, un “mea culpa” per il “peccato della divisione nella Chiesa”, a partire dalla consapevolezza che “le nostre divisioni ecclesiali hanno ricalcato e rinforzato le divisioni culturali, politiche e militare dei popoli mediterranei”.

“Forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente la giustizia, ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete. Ma è sempre un grande destino”. “Non possiamo limitarci alla denuncia dei crimini e delle ingiustizie, che non dobbiamo peraltro negligere. Abbiamo il dovere di indicare la strada nella quale il Mediterraneo è immesso” e capire “dove Dio vuole che indirizziamo i nostri passi per rimanere fedeli a lui, Signore della storia”. Con queste parole, mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e vice presidente della Cei, detta “l’agenda” dei lavori che si sono aperti ieri pomeriggio a Bari.

In questi giorni i vescovi si confrontano sui problemi che affliggono i popoli del Mar Nostrum: le migrazioni, la povertà, le violenze, la mancanza di istruzione o di cure sanitarie, lo sfruttamento di nazioni, la crisi dell’istituto familiare. Prenderanno la parola vescovi della costa Sud e Nord del Mediterraneo. Voci diverse provenienti dal Marocco alla Libia, dalla Siria all’Iraq, ma anche dalla Francia, ai Balcani, alla Spagna.

C’è un tratto – ha detto Raspanti – che caratterizza il Mediterraneo: la presenza “in uno spazio geografico relativamente piccolo” di “una marcata accentuazione delle identità/alterità delle genti che vi abitano”. Dinamica che non è rimasta al riparo da degenerazioni, come lotte, odio, contrapposizioni” che “non hanno mai cancellato il senso di appartenenza reciproca che i popoli del Mediterraneo avvertono in sé”. Ed ha concluso: “Ciò implica che in questo bacino possa esser richiesto un maggior coraggio al processo del perdono e della riconciliazione, alla corresponsabilità e alla fraternità?”-

L’incontro ha suscitato grandi attese nella città di Bari. “L’auspicio che formulo, a nome della intera comunità metropolitana di Bari, è che la vostra preghiera e il vostro messaggio possano risuonare con forza e raggiungere i cuori di tutti, dei potenti del mondo come dei semplici cittadini”, dice il sindaco Antonio Decaro. E il presidente della Regione, Michele Emiliano, aggiunge: “La vostra presenza qui a Bari, insieme al Santo Padre, è quindi per noi motivo di speranza. Siete un punto di riferimento per quanti vogliono costruire percorsi d’integrazione tra culture differenti”.

Non un convegno ma un incontro di dialogo e ascolto, riflessione e preghiera. Dal 19 al 23 febbraio il programma prevede tavoli di conversazione e discussione, lavori in assemblea ma anche momenti di preghiera anche nella cripta di San Nicola, incontri nelle parrocchie e l’abbraccio finale ad un gruppo di persone più svantaggiate. A seguirlo ci sono 500 giornalisti accreditati, e per la Messa che sarà celebrata domenica da Papa Francesco, sono attese circa 40mila persone.

Venerdì 21 febbraio, dopo i lavori di assemblea al Castello Svevo, alle 19 ogni vescovo sarà ospite in una parrocchia (una trentina saranno coinvolte) dove dopo la Messa, ci sarà un momento di confronto e testimonianze e infine la cena. Sabato, alle 15.30 al Teatro Petruzzelli, è in programma un evento culturale con momenti artistici e testimonianze. Domenica infine, dopo la messa con il Santo Padre, i vescovi andranno a pranzo nella Fiera del Levante. Parteciperà anche un gruppo di persone in difficoltà che si distribuiranno tra i presuli, nello stile di Francesco. Si tratta di una trentina di persone, tra migranti del Cara, senza fissa dimora e persone impegnate in percorsi di riabilitazione.