Un momento dell'incontro di venerdì 31 gennaio
Un momento dell'incontro di venerdì 31 gennaio

Allargata a non sono ai ragazzi e ai capi, ma anche alle famiglie, l’incontro di venerdì 31 gennaio dell’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni nell’ambito della visita pastorale a Cervia con il Gruppo Scout Cervia 1 si è aperto con le curiosità dei lupetti che hanno fatto ripercorrere a Mons. Ghizzoni la sua storia personale da ragazzo e giovane prete fino alla chiamata a diventare Vescovo.

I ragazzi delle reparto gli hanno presentato invece con dei cartelloni le loro imprese di squadriglia ma Mons Ghizzoni si è mostrato interessato anche al loro sentiero e al sistema di mete e impegni proposti dal metodo scout. Un metodo sovrabbondante – ha sottolineato – ma il contenuto? Una domanda che ci interroga. Anche se il metodo, riconosce, in qualche modo è già un contenuto nella misura in cui favorisce la dimensione comunitaria, le relazioni, il dialogo tra pari, necessita di contenuti.

Immigrazione è il capitolo su cui ha deciso si confrontarsi il Clan quest’anno e i rover e le scolte presenti hanno raccontato brevemente le loro esperienze di servizio. Darsi della pause di silenzio, di riflessione è di grande importanza nel tempo attuale dove la società ci spinge invece ad vivere e consumare velocemente.

Di fronte alla preoccupazione dei capi che si interrogano sui ragazzi che lasciano il percorso scout anzitempo, mons. Ghizzoni ricorda a capi e genitori che coloro che hanno un ruolo educativo trasmettono solamente quello che credono (quello in cui non si crede non passa) e che si riesce a far fare solamente quello che si fa. L’educatore allora deve nutrire se stesso. Anche l’efficacia dell’insieme del percorso quindi dipende dalla profondità della fede, della carità e della speranza degli educatori. Quello che paga davvero – aggiunge –  è la coerenza, la stabilità del proprio cammino nonostante le prove.

Per concludere l’arcivescovo ha proposto un brano da una lettera di San Giovanni Bosco di cui si faceva memoria ieri: in certi momenti molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita.

“Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi. Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù”.

Marta Caderbe