Michele De Pascale in un intimo saluto a Fabrizio Matteucci

La Giunta comunale, i sindaci della provincia, il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, di Bologna Merola e di Cesena Lattuca, gli ex sindaci Angelini e Mercatali. E poi ancora Stefano Bonaccini, presidente della Regione, e Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera, Vasco Errani, i vertici di Legacoop (il presidente regionale Monti e quello della Romagna Mazzotti). Ma anche numerosi rappresentanti del mondo delle istituzioni, dell’associazionismo, dell’imprenditoria, delle organizzazioni sindacali, del volontariato, dello sport e tanti, tantissimi cittadini, commossi e raccolti nel silenzio di piazza del Popolo. Tutti insieme per dare l’ultimo saluto a Fabrizio Matteucci, sindaco di Ravenna dal 2006 al 2016, morto all’improvviso nella mattinata di domenica 16 febbraio, nel corso della commemorazione civile, con il saluto del sindaco Michele De Pascale e il ricordo, con le lacrime trattenute a stento, dell’assessore all’istruzione Ouidad Bakkali.

“Ciao Fabrizio, qui nella tua piazza c’è tutta la tua città – ha esordito il sindaco -. In queste giornate sono passati da casa tua e poi dalla casa comunale, che era come se fosse parte di casa tua, i tuoi affetti, la tua famiglia, i compagni di una vita: sono venuti da tutta la regione e da tutta Italia per darti un saluto. Non dovevi farci questo scherzo”. De Pascale ha poi ricordato Fabrizio come “una persona la cui umanità ti toccava nel profondo, il suo essere un uomo saldo nei suoi valori, fiero di una tradizione, ma contemporaneo. Un sindaco generoso e innamorato di Ravenna che si appassionava delle vicende dei suoi cittadini, in particolare di chi ne aveva più bisogno.
Un sindaco onesto e buono, un leader politico vero, che ha saputo guidare la nostra comunità con autorevolezza, assumere decisioni difficili, affrontare anni complessi con negli occhi i suoi valori, la storia della sua comunità, ma sempre con uno sguardo al futuro“.

“Ci mancherai immensamente. Mancherai più che a chiunque altro – ha concluso il primo cittadino – a Simona e Sayo. Erano loro la ragione che portava Fabrizio a svegliarsi con il sorriso tutte le mattine e che abbraccio a nome di tutti i ravennati. Tutta la città sarà sempre al loro fianco nel tuo ricordo“.

Tocca poi a una commossa Ouidad Bakkali ricordare Fabrizio Matteucci, a cui era molto legata. “Ci hai lasciati tutti increduli Fabrizio – inizia così – spiazzati, muti come muta è questa piazza, non preparati. Eppure sono stati i tuoi grandi amori, Sayo e Simona a indicarci la via, ad indicarla alle centinaia di persone che sono venute a salutarti. Hai donato a ciascuno di noi un loro sorriso, un tuo sorriso”. E poi
Cita Jaen Giono e il suo romanzo “L’uomo che piantava gli alberi” per ricordare gli alberi piantati da Fabrizio Matteucci nella sua vita politica e sul piano umano. “Il pastore di quel romanzo voleva migliorare il luogo in cui viveva – continua la Bakkali – con quello che aveva. E quello sei tu. Hai amministrato negli anni più difficili, dove i bilanci erano all’osso e ogni anno c’erano brutte sorprese. Eppure tu hai continuato a piantare alberi ogni giorno. E qui in questa piazza guarda quanti alberi siamo: tanti, ben radicati ai valori della solidarietà, dell’accoglienza e dell’umanità”. Ricorda che era vicino alle persone “verso chiunque avesse bisogno di aiuto”, a partire dagli ultimi. “Sei una persona indimenticabile”.

Partono le note della canzone L’emozione non ha voce di Adriano Celentano e la piazza si scioglie nelle lacrime. Prima della partenza del feretro per la chiesa di San Pier Damiano, la famiglia ha voluto che le corde tra i paletti divisori che delimitavano lo spazio tra il feretro e la gente fossero abbassate e che ciascuno si potesse avvicinare, perché Fabrizio, è stato detto, vi avrebbe voluti vicini.