Fabrizio Matteucci e monsignor Giuseppe Verucchi
Fabrizio Matteucci e monsignor Giuseppe Verucchi

“Un uomo col quale si poteva dialogare e un amico, al di là dei ruoli”. Così ricorda Fabrizio Matteucci, l’arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia, monsignor Giuseppe Verucchi, chiamato a celebrare le esequie dell’ex sindaco di Ravenna, deceduto all’età di 63 anni a causa di un malore, nella sua parrocchia di San Pier Damiano (martedì 18 alle 14). E la scelta dei famigliari di Matteucci parla già di un legame che più volte era emerso pubblicamente negli anni in cui guidavano rispettivamente la città e la Diocesi.

“Fin dall’inizio ci siamo capiti – racconta al telefono a Risveglio Duemila, monsignor Verucchi –, soprattutto sul fatto che gli ambiti del nostro servizio alla città erano diversi. Ma c’era grande rispetto per questa diversità di compiti e ruoli, e molta sincerità. Ci confrontavamo, e non sempre eravamo d’accordo, ma si provava a condividere i problemi della città e affrontarli, ognuno per le sue competenze”.

Matteucci era in cammino, anche dal punto di vista della fede, aggiunge l’arcivescovo emerito: “Ho avvertito nel tempo un’evoluzione interiore che l’ha portato a posizioni molto vicine ai valori cristiani. In particolare nella Messa per il mio cinquantesimo di sacerdozio, mi ha commosso per le affermazioni che ha fatto pubblicamente su un suo avvicinamento alla fede”.

Ma tra l’allora sindaco e l’allora arcivescovo, ricorda Verucchi, c’era soprattutto collaborazione e amicizia: “Ogni questione l’abbiamo affrontata con il dialogo. Si parlava spesso, soprattutto di come affrontare i problemi della società, di Ravenna e della Romagna. Lo ricordo essenzialmente come un amico: un’amicizia che nel tempo è andata al di là dei ruoli”. E il ricordo e la vicinanza di monsignor Verucchi si estende anche alla moglie Simona e al figlio Sayo, “che incontravo spesso nella loro parrocchia di San Pier Damiano dove lei faceva la catechista”.