Lorenzo Lotto. Cristo e l'Adultera
Lorenzo Lotto. Cristo e l'Adultera


Dal Vangelo secondo Matteo Mt 5,17-37. In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”.

Il commento al Vangelo di Padre Luciano Chistè, giuseppino del Murialdo, San Paolo. La liturgia della Parola della sesta domenica del tempo ordinario ci presenta, nel Vangelo, quattro delle sei “antitesi\controversie”, che Gesù ha affrontato con i suoi discepoli, di fronte agli scribi e ai farisei. Egli è davvero un maestro ‘anticonvenzionale’ nell’interpretare la legge di Mosè, ma non è ‘anarchico’.

“Non è venuto ad abolire la Legge e i profeti, ma a darle pieno compimento”, liberandola dalla pesantezza di un freddo codice e da un’interpretazione letteralistica e riduttiva fatta dagli scribi e dai farisei (non tutti in verità!). Non ci si può né ci si deve porre davanti alla legge di Dio in modo formale o superficiale, ma bisogna accoglierla nell’ottica e secondo il suo cuore, nella sua purezza e radicalità.

Dio ci pone davanti ai suoi comandi, perché scegliamo “il bene e la vita” (Siracide), con “la sapienza che non è di questo mondo”, “nello Spirito che conosce ogni cosa, anche le profondità di Dio”(San Paolo). Nella grande architettura del discorso della montagna, Gesù, nuovo Mosè, sul monte delle beatitudini, reinterpreta la Legge antica riguardo all’omicidio, all’adulterio, al divorzio e ai giuramenti. La riflessione di Gesù circa l’omicidio non si ferma al gesto tremendo e tragico dell’uccisione dell’altro, ma ci richiama ad un atteggiamento rispettoso, misericordioso e magnanimo verso il fratello, ad un’attenzione delicata, che rifugge persino dall’offesa verbale. L’altro, secondo Gesù, non deve essere considerato né “pazzo” né “stupido”, perché altrimenti lo abbiamo già ucciso nella mente e nel cuore. “L’offerta gradita a Dio” è “la riconciliazione con il fratello che ha qualcosa contro di noi”, è “il mettersi d’accordo con l’avversario, mentre si è in cammino con lui”.

Allora, l’entrare e lo stare in chiesa, il celebrare riti religiosi, il pregare…vivendo in contraddizione con le esigenze del Vangelo non solo “ci sottopone al giudizio severo di Dio”, ci “conduce alla Geenna”, “ci getta in prigione”, ma deturpa e inquina la nostra fede, svuota la nostra preghiera, rende inautentica la nostra offerta a Dio. E’ una grande e grave controtestimonianza. Recita il Siracide: “A nessuno Dio ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare”. Identico richiamo alla purezza e alla radicalità Gesù fa circa l’adulterio, il divorzio e i giuramenti. Il male si nasconde non solo nell’uccidere, ma nell’adirarsi, non solo nell’adulterio, ma anche nel desiderare, non solo nello spergiuro, ma anche nella doppiezza.


Gesù è un maestro di vita bella e sincera, di onestà cristallina; indica relazioni buone e schiette; invita a scelte radicali e decise. La preghiera della Chiesa ci illumina e ci sostiene nella nostra obbedienza: “O Dio, che riveli la pienezza della legge nella giustizia nuova fondata sull’amore, fa’ che il popolo, radunato per offrirti il sacrificio perfetto, sia coerente con le esigenze del vangelo, e diventi per ogni uomo segno di riconciliazione e di pace”. Credo che anche oggi ci sia bisogno di leggi, di indicazioni pastorali, di bollettini parrocchiali, ma la vita cristiana non è la cartellonistica esibita, fatta di indicazioni pastorali precise o fantasiose, ma di “un pezzo di pane, volersi bene e la coscienza netta” (cardinale Ersilio Tonini).