Padre Vitali al Bar-Abbà
Padre Vitali al Bar-Abbà

Giovani e migranti, identità in cammino. Come d’altra parte quella del discepoli che per seguire un Dio, anch’esso migrante, non può mettersi comodo ma deve camminare. È un punto di vista “scomodo”, appunto, quello offerto venerdì’ sera ai giovani della diocesi da padre Luca Vitali, missionario e responsabile della comunità missionaria di Villaregia, nel bolognese, protagonista del secondo appuntamento del Bar Abbà, le serate di approfondimento per giovani proposte dalla Pastorale Giovanile e vocazionale di Ravenna.

“Anch’io sono migrante – ha esordito padre Luca, racontando anche della realtà di Villaregia, nella quale sacerdoti, famiglie e stranieri vivono insieme, accogliendosi reciprocamente –: sono nato a Forlì, ma ho cambiato casa tantissime volte. E soprattutto sono migrante perché ho un’identità in cammino”.

Come i giovani, d’altra parte: “La giovinezza è un’età di passaggio. Ma non sempre gli adulti lo capiscono – ragiona padre Luca –. È invece l’età nella quale costruiamo e smontiamo, per capire davvero chi siamo. Finché magari dopo un’incontro con qualcuno, iniziamo a costruire e proseguiamo. Per capire chi siamo non dobbiamo chiuderci in una stanza ma uscire e incontrare mondi che siano in grado di provocarci”.

Questo, però, aggiunge il missionario, a molti può far paura, come dimostrano i tanti (ormai) episodi razzismo che si registrano quasi quotidianamente (dai fischi allo stadio per Sekou Koulibalì, all’ultima strage in due bar turchi in Germania).

“Sapete perché ci fanno paura? – ragiona padre Vitali – Perchè non abbiamo fatto pace con la nostra ‘stranierità’. Chi di noi si conosce così tanto da sapere sapere sempre come si comporterà davanti a ogni situazione? E poi, abbiamo sempre il timore che le persone che amiamo ci mollino, perchè anche la persona che amiamo, resta straniera: non possiamo possederla, è libera. E questo fa paura. Oppure può diventare una grande possibilità: la possibilità di capire che non sono arrivato, che sono in cammino. L’amore è sempre rincorrersi, accettare la logica che tutti siamo migranti, in cammino”.

Di chi parliamo quando parliamo di stranieri? Per migrante si intende “chi vive in un paese diverso da quello nel quale ha ricevuto i documenti”. Sono 272 milioni al mondo. “In quest’anno le persone costrette a fuggire nel mondo sono state 70milioni, soprattutto da Siria, Afganistan, Sud Sudan, paesi in guerra. In Italia ne sono arrivati 13 mila, di cui 72% uomini, 18% minori. Gli stranieri in Italia oggi sono l’8,7% della popolazione, valgono l’8,5% del Pil. Gli italiani all’estero, invece, sono 5 milioni 300: soprattutto abitano in Argentina, Germania, Svizzera, Brasile. Siamo ancora un paese di emigrati. Nel 2019 sono partiti 128mila italiani: 10 volte gli stranieri che arrivano. Chi è straniero, quindi? Chi migrante?”.

E anche Dio – conclude padre Vitali –: è santo, diverso, sempre in cammino verso di noi. E quindi straniero. Ecco perchè Gesù è sempre in cammino. Quel che dice papa Francesco: usciamo un po’ dalla Chiese. Nella diversità si cresce”.