Tanti giornalisti e addetti alla comunicazione nell'incontro formativo sul giornalismo e la deontologia

Il giornalismo nel rispetto della notizia e della deontologia. Nuovi modelli multimediali di comunicazione per raccontare la vita che si fa storia. Era questo il tema della XVI edizione dell’incontro regionale dei giornalisti, organizzato in occasione della ricorrenza del patrono dei giornalisti San Francesco di Sales al Veritatis Splendor di Bologna dall’Ucs Ceer/Bo in collaborazione con Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna, Fisc, Ucsi, Gater, Acec, Ucid, e con i settimanali Bologna Sette e 12 Porte, in occasione della festa del patrono San Francesco di Sales.

Hanno partecipato circa trecento fra giornalisti, comunicatori, direttori di testate, tv, radio, agenzie online, di uffici per le Comunicazioni sociali delle diocesi dell’Emilia-Romagna: si è trattato di un incontro per riflettere insieme sul futuro del giornalismo, sulla libertà di informazione e sulla capacità di saper raccontare storie per far emergere il bene che è presente nella realtà.

Nell’occasione è stato anche presentato il messaggio di Papa Francesco per la 54a Giornata mondiale delle Comunicazioni socialiPerché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia“.
Con la scelta di questo tema, tratto da un passo del Libro dell’Esodo, Papa Francesco sottolinea come sia particolarmente prezioso, nella comunicazione, il patrimonio della memoria. Tante volte il Papa ha sottolineato che non c’è futuro senza radicamento nella storia vissuta. Attraverso la memoria avviene la consegna di storie, speranze, sogni ed esperienze da una generazione ad un’altra.

Il tema della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ci ricorda inoltre che ogni racconto nasce dalla vita, dall’incontro con l’altro. La comunicazione è chiamata dunque a mettere in connessione, attraverso il racconto, la memoria con la vita. 
Come aveva già fatto in passato, il Pontefice ancora una volta, pone al centro della riflessione la persona con le sue relazioni e la sua capacità di comunicare. Il Papa chiede a tutti, nessuno escluso, di far fruttare questo talento: fare della comunicazione uno strumento per costruire ponti, per unire.


Per Giovanni Rossi, presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna, “pur in presenza di un periodo consolidato di crisi e di trasformazione, pur se precariato e difficoltà enormi di lavoro sono ormai una costante nel mondo del giornalismo, non bisogna mai perdere di vista le due strade per una corretta condizione del mestiere di giornalista, che sono la formazione e la deontologia. La tecnologia deve essere dominata, non demonizzata”.

Per Vincenzo Corrado, direttore Ufficio nazionale Comunicazioni sociali Cei, “la parola è un criterio fondante per dare uno sguardo sulla realtà, la parola di Dio è una grande leva per andare a riscoprire la grande storia. Il Messaggio del Papa ci esorta a vivere nell’ascolto e l’ascolto è incentrato sulla parola, e ci spinge ad abbandonare la cultura dell’aggettivo per riscoprire la teologia del sostantivo. Dobbiamo purificare il nostro linguaggio”.

Francesco Ognibene, caporedattore di Avvenire, ha sottolineato la necessità per i giornalisti di “essere responsabili nel proprio lavoro, sapendo che ci rivolgiamo a persone, e condividere gli stessi principi di una Chiesa che vuole stare vicino all’uomo”.

Alessandro Rondoni, direttore Ufficio comunicazioni sociali Ceer, ha messo in luce la necessità “di creare un modello sinergico sulle comunicazioni che sappiano integrare gli strumenti tradizionali con quelli delle nuove tecnologie per affrontare al meglio la sfida dei tempi di oggi. Il giornalismo di qualità è una sfida perchè oggi l’uomo fa domande su tutto. la comunicazione deve creare comunità, deve porsi come ambito di comunità: senza mezzi di comunicazione si resta fondamentalmente soli. La nostra responsabilità sociale è esserci come giornalisti, come persone che sfidano il cambiamento, come persone capaci di creare relazioni e di fare comunità”.

In chiusura di lavori, il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha ricordato che “il racconto è cronaca, e i giornalisti hanno il dovere di raccontare con oggettività e con chiarezza affinchè gli altri ci capiscano. Ogni uomo deve essere un comunicatore, deve saper comunicare, raccontare quello che vede, quello che accade, senza distorsioni. Rendere bella, viva e piena di passione la storia è una grande sfida”.