Una suora davanti alla reliquia di San Moscati
Una suora davanti alla reliquia di San Moscati

Diverse centinaia le persone che hanno voluto rendere omaggio alle reliquie di San Giuseppe Moscati nei giorni scorsi a Santa Teresa“, e molti hanno portato a casa la testimonianza di un uomo, laico, che si è speso per gli altri, nella sua professione, ispirato dal Vangelo.

C’è gratitudine nelle parole di don Alberto Graziani, direttore dell’Opera Santa Teresa dopo la peregrinatio della reliquie (l’osso di una mano) a Santa Teresa: “La città si è mobilitata, molti medici hanno partecipato alle iniziative connesse alla mostra e alla conferenza che si è tenuta qui venerdì ed è stato anche un segno d’affetto importante per l’Opera. Abbiamo scelto di lasciare le reliquie sempre esposte e c’è sempre stato qualcuno a pregare lì davanti”.

La figura e la vita di Moscati, ricorda don Graziani, ha qualche collegamento anche con Ravenna: “Nasce nel 1880 come don Lolli. E per me è molto significativo che in tempo di Non expedit e di chiusura della Chiesa nella sua dimensione ecclesiale, siano comparse figure come appunto il nostro fondatore ma anche don Minzoni, don Morelli e San Moscati che, da laici, abbiano operato nella società ispirati dal Vangelo”.

Una santità vissuta nella laicità. Dal diario di San Moscati emerge anche la sua devozione per Santa Teresa di Lisieux, ha rivelato padre Tommaso Guadagno, il gesuita accompagnatore delle reliquie: “Rivolge un pensiero e una preghiera a lei e poi scrive ‘Anche lo scoraggiamento è peccato. È peccato di superbia, perché siamo e dobbiamo restare servi inutili’. In questo leggo l’umiltà di Santa Teresina”.