Quello delle idee creative è un settore che sembra trovare terreno fertile non solo a Ravenna ma in tutto il territorio italiano

Prosegue l’analisi del sistema imprenditoriale del nostro territorio a cura della Camera di Commercio, per esaminarne un altro elemento significativo attraverso un focus sulle startup innovative, ovvero quelle società di capitali costituite da meno di cinque anni, con fatturato annuo inferiore a cinque milioni di euro, non quotate ed in possesso di determinati indicatori relativi all’innovazione tecnologica previsti dalla normativa nazionale vigente.

I dati si riferiscono al 31 dicembre 2019: in Italia, le startup iscritte nella sezione speciale del Registro Imprese Nazionale ammontano a 10.882, il 3% di tutte le società di capitali di recente costituzione. Di queste, 931 (8,56%) sono in Emilia-Romagna (terza regione, dopo Lombardia e Lazio), 64 (6,87% del totale regionale) nella provincia di Ravenna. Queste ultime rappresentano lo 0,79% del numero complessivo delle società di capitale registrate in provincia; per quanto riguarda l’attività svolta, la maggior parte opera, come a livello nazionale, nel settore dei Servizi alle imprese, pari a tre quarti del totale provinciale (75%).
I numeri dicono che in provincia di Ravenna l’incremento è stato netto: sono aumentate del +14,3% rispetto al 2018 e +18,5% rispetto alla stessa data di due anni prima ed è seconda in regione per il livello di incremento negli ultimi due anni; in Emilia-Romagna ed in Italia nel 2019 sono aumentate, rispettivamente, del +3,1% e del +11,5% (+9,3 e +29,7% rispetto al 2017).

Guardando alla composizione della compagine sociale, a Ravenna quasi l’11% sono imprese a prevalenza femminile, ossia startup in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne ed il 12,5% sono invece a prevalenza giovanile (quote e cariche in maggioranza ad under 35); quasi il 5% sono imprese a titolarità straniera. Inoltre, il 18,8% delle imprese innovative ravennati è depositaria o licenziataria di alcune tipologie di privativa industriale (brevetti) oppure titolare di software registrato ed il 20,3%, cioè una su cinque, è ad alto contenuto tecnologico, cioè sviluppa e commercializza esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico.


Sotto il profilo occupazionale, a livello nazionale le startup impiegano complessivamente più di 61mila persone, di cui almeno 50 mila sono soci di capitale dell’azienda. Inoltre, è elevata la rappresentatività di imprese fondate da giovani under 35, il 19,8% del totale delle startup nazionali. Milano si colloca in cima alla classifica delle province italiane, con il 19,1% delle startup del Paese; Bologna, con il 2,9%, è quinta nella classifica nazionale, ma è prima in regione per numero di startup, con una incidenza quasi del 34%. Seguono Modena e Rimini, ma ben distanziate, con una incidenza, sul totale della regione, rispettivamente pari a 15,2% e 12%.

Complessivamente in tutta Italia il numero delle startup è cresciuto in modo esponenziale dal 2012 al 2015, per poi assestarsi, ma sempre con incrementi significativi fra il 2016 e 2019.

“Nel Registro Imprese delle Camere di commercio è prevista una sezione speciale per le startup – precisa l’ente camerale in una nota – ed è stata realizzata anche una piattaforma istituzionale, all’indirizzo startup.registroimprese.it: una vetrina nazionale on line, che oltre a fornire dati ed elenchi aggiornati, è a disposizione di startup e PMI innovative che vogliono farsi conoscere da investitori, sia italiani che internazionali. Un servizio aggiuntivo di qualità per consentire al sistema dell’imprenditorialità innovativa di crescere e farsi conoscere, perchè alimentare la “fabbrica” delle idee creative è indispensabile per accelerare il processo di progresso tecnologico del nostro Paese”.
L’innovazione infatti si conferma “un driver fondamentale: producendo servizi e prodotti nuovi e migliori – prosegue la nota – potrebbe aiutare a rendere più competitiva l’economia italiana a livello internazionale per quanto riguarda l’industria, i servizi, ma soprattutto in materia di energia ed ambiente”.