Al Centro d'ascolto oggi prestano la loro opera 25 volontari

Era l’1 marzo 1999 quando nella realtà sociale di Ravenna si affacciò il Centro d’ascolto della Caritas. Fin da subito la struttura di piazza Duomo 12 si è affermata e segnalata come luogo di accoglienza per tutti coloro che avevano bisogno di essere ascoltati e aiutati.

Sono state quasi 16mila le persone assistite dal Centro di ascolto della Caritas negli ultimi 20 anni: 8.853 famiglie, ma molti più volti. Il picco nel 2014 – come si evince analizzando i dati dell’Osservatorio della Povertà – con 1.153 famiglie aiutate: da allora a oggi il calo è stato altrettanto progressivo, fino al 47% in meno di presenze (l’anno scorso le famiglie sostenute sono state 626).

Nazionalità. Il 63,7% degli utenti che si presentano al Cda è straniero, con un trend in diminuzione rispetto agli anni passati, mentre gli italiani, oggi al 36,3%, sono in aumento. Alla porta della Caritas nel 2019 hanno bussato persone di 50 diverse nazionalità: soprattutto nigeriani (il 18,85%, in aumento), marocchini (8,15%), senegalesi e albanesi.

Italiani soli, stranieri con famiglie. Tra italiani e stranieri c’è una differenza evidente per quel che riguarda lo stato civile:  ci sono molti più italiani celibi o nubili (oltretutto in aumento) degli stranieri, che tendenzialmente chiedono aiuto per famiglie, anche numerose (il 60% del totale). E anche i separati e/o divorziati italiani sono in crescita: nel 2019 hanno raggiunto il 39% delle presenze per nazionalità. Si tratta di dati che da un lato stabiliscono una correlazione tra la solitudine e la condizione di fragilità e povertà (un tema confermato anche dalla condizione abitativa di chi si rivolge al cda: è in aumento, infatti, il numero di chi vive solo e chiede aiuto alla Caritas, sia tra gli italiani che sta gli stranieri) e dall’altro dice che le famiglie, soprattutto straniere, sono soggetti altrettanto fragili.

Chi torna. Altro dato molto significativo tra quelli contenuti nei primi dati disponibili del Report 2019 è quello di chi non riesce a uscire dalla soglia di povertà: il 75,2% degli utenti del cda aveva già chiesto aiuto negli anni precedenti: il 25% di essi da 10 anni, e qualcuno (55 nuclei) anche da 16.

Il lavoro. L’analisi della condizione occupazionale degli utenti evidenzia che gli stranieri, in percentuale, sono più occupati degli italiani (il 21,3% contro il 12,56%, dati in linea con quelli degli anni precedenti) ma, evidentemente, con impieghi precari e che non assicurano un reddito sufficiente a uscire dalla condizione di povertà. In leggero aumento i pensionati (17,49% degli italiani e l’1,3% degli stranieri).

La casa. Il 74,7% di chi bussa alla porta della Caritas diocesana vive in un’abitazione e questo significa che la fascia di povertà che si rivolge al centro d’ascolto non è quella estrema. La mancanza di un’abitazione di proprietà può però essere causa o con-causa di fragilità: solo il 6,8% di chi si rivolge al centro d’ascolto, infatti, la possiede: un dato in progressivo calo.

I volontari. Oggi nel Centro d’ascolto prestano la loro opera 25 volontari: alcuni sono in Caritas fin dai primi momenti di attività della Caritas, altri sono arrivati nel tempo, finendo per formare una grande famiglia sempre pronta a mettersi in gioco per ascoltare chi ha bisogno.