Gianluca Galletti
Gianluca Galletti

Fatturati che crollano, fabbisogno finanziario sempre più pesante e una crisi della quale al momento non si vede la fine. In questa situazione e in queste grandi difficoltà, le imprese sono chiamate a “costruire il domani” mettendo al centro le persone. E’ il messaggio che il presidente nazionale dell’Ucid (Unione cristiana imprenditori e dirigenti) Gianluca Galletti, ha voluto inviare anche alle imprese del nostro territorio, in una lettera nella quale parla di responsabilità civile d’impresa, sostenibilità, capitale umano. Anche in questo momento, la rotta da seguire è quella tracciata dalla Dottrina sociale della Chiesa. Ecco le sue parole.

Nessuno di noi aveva potuto immaginare che dopo pochi giorni l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo avrebbe cambiato così profondamente le nostre vite. Ripensandoci però le parole di quel giorno oggi penso ci possano essere utili. Ci siamo detti che abbiamo bisogno in questo momento storico di una economia meno di mercato e più responsabile. L’abbiamo definita, usando le parole di Stefano Zamagni, responsabilità civile d’impresa, cioè una economia dove l’impresa non è più una organizzazione chiusa, ma una infrastruttura aperta a cui viene richiesto, nel suo stesso interesse, di migliorare la qualità di un territorio, co-determinare le condizioni di felicità pubblica e assicurare la sostenibilità dello sviluppo umano integrale.

Io credo che in queste parole ci sia la nostra risposta alla difficile situazione che stiamo vivendo. Migliorare le condizioni di vita dei territori nei quali lavoriamo e assicurare la sostenibilità dello sviluppo vuole dire in questo difficile momento compiere scelte di responsabilità tentando di trovare il giusto equilibrio tra i nostri personali interessi e quelli della comunità in cui viviamo. Noi siamo la classe dirigente illuminata di questo paese e non dobbiamo avere paura ma al contrario essere responsabili verso le nostre aziende, verso le nostre comunità e verso le persone che lavorano con noi.

Sono consapevole delle difficoltà che tutti noi incontriamo, fatturati che in pochi giorni si sono ridotti notevolmente se non in molti casi azzerati, il fabbisogno finanziario che ogni giorno che passa diventa più pesante, ma dobbiamo pensare prima di tutto alle persone che insieme a noi hanno costruito le nostre imprese e che hanno contribuito a renderle solide ed efficienti. A loro dobbiamo rispetto e assicurargli la sicurezza sanitaria sui posti di lavoro e, per quanto possibile, salari in grado di assicurare a loro e alle loro famiglie vite dignitose. Credo che questo oltre che una scelta etica, in perfetta continuità con quanto affermato dalla dottrina sociale della chiesa, sia anche nell’interesse delle imprese stesse.

La professionalità maturata e anche la dimensione umana non sono facilmente sostituibili. Tutto questo finirà, speriamo tutti in tempi brevi, per questo già oggi dobbiamo pensare a come ripartire. Se avremo mantenuto il nostro capitale umano, i rapporti con la nostra comunità e saldi i nostri valori di riferimento tutto sarà meno difficile.

Certo bisognerà che le istituzioni non lascino le imprese da sole ad affrontare questa sfida. Alla politica chiediamo scelte veloci e coraggiose. Avremo bisogno di finanza per sostenere la ripresa, regole meno stringenti per l’accesso al credito, un riequilibrio nella tassazione che deve pesare meno su chi produce reddito. Il sistema bancario ci deve accompagnare e non, come purtroppo è capitato troppe volte nel passato, concedere credito solo a chi non ne ha bisogno. Valutare la storia degli imprenditori in questi frangenti è fondamentale. Se è una azienda nella sua storia ha sempre rimborsato i propri debiti continuerà a farlo. Amici dell’UCID contrariamente a quello che siamo abituati a pensare – diceva Max Weber – “l’economia non è una macchina, ma una costruzione sociale e traduce in consistenza materiale l’evoluzione spirituale di un popolo”. Gli imprenditori e i dirigenti d’azienda devono riconquistare – come fecero i loro predecessori all’epoca dell’umanesimo (XV sec.) – il ruolo di guida nella promozione di una nuova economia come forma di carità, di un nuovo sviluppo in chiave spirituale e di un neo-umanesimo in chiave sociale e ambientale. L’UCID si pone al servizio di tale progetto, con la consapevolezza che la nostra storia e i nostri valori ci aiuteranno nel complesso cammino che ci attende.