Il dipinto donato da due ragazzi all'Ausl e affisso all'ingresso del Santa Maria delle Croci
Il dipinto donato da due ragazzi all'Ausl e affisso all'ingresso del Santa Maria delle Croci

Una solidarietà diffusa, fatta di una miriade di piccole donazioni, di privati o associazioni di volontariato che vogliono essere vicini a medici e infermieri nella lotta al Coronavirus. Questa la foto che emerge dal rendiconto (ancora del tutto parziale, perché ci sono novità ogni giorno) delle donazioni ricevute dall’Ausl e dall’ospedale di Ravenna in particolare in questa emergenza sanitaria.

Assieme alla Diocesi e alla Caritas (che hanno donato rispettivamente 15mila euro e due “pulsossimetri” per la misurazione delle capacità respiratorie dei pazienti Covid-19), in tanti hanno voluto “dare una mano, fortemente colpiti da questa situazione ­– spiega Patrizia Barattoni, responsabile del Servizio di Umanizzazione delle Cure dell’Ausl –: e questa solidarietà ci aiuta e ci sostiene in questa lotta al Covid-19”.

Sono talmente tanti che l’azienda ha deciso di “ricambiare l’abbraccio” della gente con un ‘albo d’onore’ nel quale pubblicherà i nomi di tutti i donatori e rendiconterà come sono stati utilizzati i fondi. Le donazioni, in totale, superano già i 100mila euro, stima Barattoni. E appunto arrivano da privati cittadini, come il gruppo di studentesse dell’Oriani che ha lanciato un’iniziativa di crow-funding che ha già raccolto 10mila euro.

Stessa idee per Ravenna Runners Club (“un tipo di maratona diversa da quelle che fanno di solito”) e Cuore e Territorio. “Poi ci sono i Lions, tutti – racconta Barattoni – e le associazioni di volontariato come Ail che è riuscita a donare 50mila euro, ma anche Alice, Ravenna Parkinson, Alzheimer Ravenna, il Villaggio del Fanciullo”.

Ancora, c’è il mondo economico: donazioni in denaro o strumentazioni o beni sono arrivate dalle associazioni di categoria, da un Conad, dalla Sica, dalla Orion Engineered Carbons, da Teremerse, da Alma Petroli.

“Fino ad arrivare a singoli cittadini, associazioni sportive dilettantistiche, la Festa del Cinghiale, le parrocchie (quella di Lavezzola ad esempio), da sommare alle pizze, brioches, tv, tablet che sono arrivati per medici al lavoro e pazienti”. Davvero un abbraccio collettivo della città all’ospedale: “che serve – conclude Barattoni –, fa bene, dà coraggio. Credo che questo risveglio delle coscienze sia l’eredità positiva che quest’emergenza può lasciarci”.