Il Ritorno del figliol prodigo, Rembrandt

Di fronte all’emergenza Coronavirus, la Chiesa offre la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria ai fedeli malati di Coronavirus, nonché agli operatori sanitari, ai familiari e a tutti coloro che a qualsivoglia titolo, anche con la preghiera, si prendono cura di essi. L’indicazione è arrivata nei giorni da un Decreto della Penitenzieria apostolica che ora è stato concretizzato sul territorio della Diocesi di Ravenna-Cervia da un decreto dell’Arcivescovo, Lorenzo Ghizzoni, che da un lato, specifica anche le situazioni nelle quali è possibile impartire le assoluzioni collettive e dall’altro spiega come vivere il sacramento della Confessione in questo tempo di emergenza sanitaria. Di seguito il testo del decreto.

La gravità dell’attuale situazione di pandemia in cui versa la nostra Regione ecclesiastica, la nostra Arcidiocesi e l’intera umanità, richiede che in modo ancor più forte ogni fedele possa ricevere il conforto che viene dal perdono di Dio.

I.Le Indulgenze. Con Decreto del 19 marzo 2020 circa la concessione di speciali Indulgenze ai fedeli nell’attuale situazione di pandemia, la Penitenzieria Apostolica concede il dono di speciali Indulgenze ai fedeli affetti dal morbo detto Coronavirus, nonché agli operatori sanitari, ai famigliari e a tutti coloro che a qualsivoglia titolo, anche con la preghiera, si prendono cura di essi. Secondo le indicazioni della Penitenzieria, è accordata l’Indulgenza plenaria:

  • ai fedeli affetti da Coronavirus, sottoposti a regime di quarantena per disposizione dell’autorità sanitaria negli ospedali o nelle proprie abitazioni se, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, si uniranno spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla celebrazione della Santa Messa, alla recita del Santo Rosario, alla pia pratica della Via Crucis o ad altre forme di devozione, o se almeno reciteranno il Credo, il Padre Nostro e una pia invocazione alla Beata Vergine Maria, offrendo questa prova in spirito di fede in Dio e di carità verso i fratelli, con la volontà di adempiere le consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), non appena sarà loro possibile;
  • alle medesime condizioni, è al pari concessa agli operatori sanitari, ai familiari e a quanti, sull’esempio del Buon Samaritano, esponendosi al rischio di contagio, assistono i malati di Coronavirus secondo le parole del Divino Redentore: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13);
  • alle medesime condizioni, poi è accordata a quei fedeli che offrano la visita al Santissimo Sacramento, o la lettura delle Sacre Scritture per almeno mezz’ora, o la recita del Santo Rosario, o il pio esercizio della Via Crucis, o la recita della Coroncina della Divina Misericordia, per implorare da Dio Onnipotente la cessazione dell’epidemia, il sollievo per coloro che ne sono afflitti e la salvezza eterna di quanti il Signore ha chiamato a sé.

La Chiesa tutta prega per chi si trovasse nell’impossibilità di ricevere il sacramento dell’Unzione degli infermi e del Viatico, affidando alla Misericordia divina tutti e ciascuno in forza della comunione dei santi e concede al fedele l’Indulgenza plenaria in punto di morte, purché sia debitamente disposto e abbia recitato abitualmente durante la vita qualche preghiera (in questo caso la Chiesa supplisce alle solite condizioni richieste). Per il conseguimento di tale indulgenza è raccomandabile l’uso del crocifisso o della croce (cf. Enchiridion indulgentiarum, n.12).

II. Il sacramento della Riconciliazione. Dice il Signore: “Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28, 20). Per quanto riguarda il Sacramento della Riconciliazione, secondo le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana, anche per la nostra Arcidiocesi, la confessione individuale nei luoghi di culto avvenga in spazi ampi ed areati, esterni al confessionale. Nell’ascolto delle confessioni si mantenga una distanza adeguata tra il ministro e il penitente, con la dovuta riservatezza del sigillo sacramentale. A protezione del penitente e propria, il sacerdote indossi quanto meno una mascherina protettiva idonea e, ove possibile, presìdi di reciproca protezione sanitaria.

Con la Nota del 19 marzo 2020 circa il Sacramento della Riconciliazione, la Penitenzieria Apostolica ha inoltre ricordato che la confessione individuale rappresenta il modo ordinario per la celebrazione di questo sacramento, mentre l’assoluzione collettiva, senza la previa confessione individuale, non può essere impartita se non laddove ricorra l’imminente pericolo di morte, non bastando il tempo per ascoltare le confessioni dei singoli penitenti, oppure una grave necessità (visti i canoni 961 e 962 del Codice di Diritto Canonico e i numeri 31 e 35 del Rito della Penitenza), ferma restando la necessità, per la valida assoluzione, del votum sacramenti da parte del singolo penitente, vale a dire il proposito di confessare a tempo debito i singoli peccati gravi, che non era possibile confessare al momento.

Pertanto, a causa del livello di contagio e della grave necessità provocata anche nel nostro territorio dalla situazione di pandemia, nel rispetto delle indicazioni della Penitenzieria Apostolica, dispongo che i sacerdoti assistenti religiosi presso le strutture, i presidi ospedalieri e le case di cura della nostra Arcidiocesi di Ravenna-Cervia, per il periodo di emergenza sanitaria, ogni qualvolta se ne presentasse la necessità, possano impartire l’assoluzione a più penitenti senza previa confessione individuale, quando gli ammalati ivi ricoverati siano in pericolo di morte o si trovino in reparti in cui non sia possibile garantire il segreto della confessione e le adeguate misure sanitarie. L’assoluzione può esse-re impartita anche al personale sanitario che ne faccia richiesta.

Si provveda ad impartire l’assoluzione in modo che i presenti possano ascoltare le parole del sacerdote, rispettando, per quanto possibile, le sensibilità dei non credenti o di chi non sia cristiano. I penitenti per quanto possibile siano in qualche modo avvisati delle condizioni previste per ricevere l’assoluzione: il pentimento per i propri peccati e il proposito di confessare quelli gravi quando si potrà accedere alla confessione individuale.

Laddove i singoli fedeli si trovassero nella dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale, si ricorda che la contrizione perfetta, proveniente dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, espressa da una sincera richiesta di perdono (quella che al momento il penitente è in grado di esprimere) e accompagnata dal proposito di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale, ottiene il perdono di tutti i peccati (cf. Catechismo, n. 1452).

Mai come in questo tempo la Chiesa sperimenta la forza della comunione dei santi, innalza al suo Signore Crocifisso e Risorto voti e preghiere, in particolare la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, anche senza popolo, da parte dei sacerdoti.

La Beata Vergine Maria, Salute degli infermi e Aiuto dei cristiani, alla quale ho voluto rinnovare il gesto di affidamento della nostra Chiesa nel Santuario della Madonna Greca, voglia soccorrere l’umanità sofferente, respingendo da noi il male di questa pandemia e ottenendoci ogni bene necessario alla nostra salvezza e santificazione.

Al termine della grave circostanza causata dalla epidemia, sarà emanato un decreto che indicherà la scadenza di tale disposizione.

+Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo di Ravenna-Cervia