FOTO D'ARCHIVIO
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Nel ravennate sono 12.556 i lavoratori sottoposti ad uno qualsiasi degli ammortizzatori sociali messi a disposizione dalla normativa e le attività di bar e ristorazione, cura della persona (parrucchiere ed estetiste), negozi non alimentari e pulizie “fanno attualmente registrare la situazione più drammatica”. A sottolinearlo è il segretario generale della Cgil Ravenna, Costantino Ricci (nella foto sotto), nel commentare i dati, aggiornati al 27 marzo 2020, forniti dall’Ufficio studi e ricerche del sindacato. “Si tratta di un numero in continuo aumento, viste anche le oltre 100 richieste – aggiunge Ricci – già pervenute di esame congiunto non ancora effettuato. Mai, nemmeno negli anni più bui della crisi si erano registrati valori simili. A fine 2009 e a metà 2013 erano stati rispettivamente 7.765 e 7.451 i picchi di lavoratori contemporaneamente sottoposti ad ammortizzatore sociale”.

Siamo di fronte a numeri drammatici – prosegue nella sua analisi il segretario generale -; la crisi legata alla pandemia si è innestata su uno scenario economico che, a livello territoriale, già da tempo manifestava segnali di difficoltà. In questa prima fase vanno utilizzati tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione in modo da sostenere il reddito dei lavoratori e si spera che queste somme arrivino quanto prima. Su quest’ultimo aspetto saranno fondamentali la disponibilità delle aziende a concedere gli anticipi e l’azione del sistema bancario. Ci troviamo ad affrontare una sfida inedita e di grandi proporzioni. I sindacati proseguono, con tutti gli accorgimenti e le precauzioni richieste, nella loro attività e sono al fianco delle Rsu e dei lavoratori. È chiaro che sarà la condizione di sicurezza dei lavoratori, che ancora oggi proseguono nelle attività, a determinare la capacità del sistema di avere la meglio sul Covid-19. Senza condizioni di lavoro in sicurezza rischiamo di perdere progressivamente le nostre attività produttive”.

I numeri dell’emergenza. “L’impegno profuso in questo mese dal sindacato, in condizioni ovviamente mai esperite prima, ha consentito fino ad ora di siglare verbali congiunti di richiesta di interventospiega Davide Gentilini, responsabile dell’Ufficio studi e ricerche della Cgil di Ravennariguardanti 1.336 aziende. I primi settori, in ordine di tempo, ad avere avuto necessità di ricorrere agli ammortizzatori sono stati quelli legati alla filiera dell’educazione scolastica. Con le chiusure degli asili nido, delle scuole di ogni ordine e grado e delle università (previste nell’ordinanza firmata dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e dal ministro della Salute, Roberto Speranza il 23 febbraio) si è resa necessaria la tutela di tutti i lavoratori impegnati nei settori educativi direttamente coinvolti, ma anche di quelli addetti ai servizi di pulizia, mense e trasporti scolastici. Via via che le previsioni normative si facevano più stringenti, dal cosiddetto dpcm #iorestoacasa del 9 marzo a quello del 22 marzo che decreta la chiusura delle attività non essenziali, sono aumentate le categorie di imprese, e quindi di lavoratori, interessate”.

Le attività di bar e ristorazione, cura della persona (parrucchiere ed estetiste), negozi non alimentari e pulizie, fanno attualmente registrare la situazione più drammatica (677 imprese per 3.944 lavoratori), ma soprattutto nell’ultima settimana si sono aggiunti settori produttivi più strutturati, come l’edilizia (125 aziende per 1.696 dipendenti) e la metalmeccanica (rispettivamente 250 e 2.923).

Per quanto riguarda il tipo di ammortizzatore richiesto, ad oggi lo strumento più utilizzato è il Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato (che sta coprendo 606 aziende artigiane e 2.378 lavoratori) seguito dalla Cassa integrazione ordinaria in deroga (ai sensi dell’accordo tra regione e parti sociali firmato il 6 marzo) che interessa 408 aziende e 1.613 lavoratori. La Cassa Integrazione Ordinaria, legata al mondo industriale, conta “solamente” 178 aziende, ma consente di sostenere e garantire continuità occupazionale a 4.604 lavoratori.

“Questa è la fotografia del primo mese di emergenza-coronavirus – dice Gentilini – ma l’evolversi rapido e imprevedibile della situazione potrebbe renderla obsoleta già nel giro di poche settimane”.