Monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia
Monsignor Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia

Anche per gli insegnati di Religione questo è un tempo di opportunità. Pare essere questo il messaggio di fondo della lettera che l’Arcivescovo di Ravenna-Cervia monsignor Lorenzo Ghizzoni ha inviato nei giorni scorsi a tutti gli insegnanti di Religione della nostra Diocesi. Una lettera che invita a mettersi in relazione con i giovani e i ragazzi che di solito incontrano nelle classi e che, oggi più che mai, sono portatori di domande di senso, che possono essere occasione di crescita, anche spirituale, se prese in considerazione da chi è più avanti nel cammino. E allora, in questo che è anche un tempo di creatività pastorale ed educativa, la proposta è quella di “non tirarsi indietro”, come già stanno facendo molti insegnanti, e far nascere oltre a nuovi stili per stare accanto anche una “solidarietà reciproca” per il bene dei più giovani.

 “Come già successo tante volte in passato, anche in questa grave crisi viene accesa la domanda di senso che è latente nella vita di tutti – spiega monsignor Ghizzoni nella lettera –. In questo periodo anche i ragazzi e i giovani, avendo più tempo e ascoltando tante notizie a casa da scuola, si interrogano: che peso avrà nel futuro l’esperienza di questo virus? Perché è successo? Perché Dio non ferma le malattie inguaribili? Vale la pena andare avanti, lottare, sognare, se la vita umana è così fragile? Se la scienza (medica) e la tecnica falliscono e non ci salvano, chi ci darà sicurezza di fronte ai pericoli? Forse i ragazzi si divideranno tra chi queste domande cerca di accantonarle e chi le prende sul serio. Al ritorno a scuola – o forse il prossimo anno – ve le porranno di nuovo. Sarà una bella occasione per voi”.

“Mi pare – osserva l’Arcivescovo – che nel mondo della scuola sia in atto una specie di rivoluzione culturale. Si è tutti a casa e ci si sta attivando in mille modi per far fronte all’impossibilità di fare lezione in presenza. La confusione e la paura non sono state di ostacolo, anzi hanno attivato la creatività e la fantasia di ciascuno”.

Di fronte a questa situazione si sono visti “insegnanti, anche tra quelli di religione, desiderosi di non tirarsi indietro di fronte alla prova e capaci di far nascere una grande solidarietà reciproca. La distanza fisica è stata vinta dall’uso delle videoconferenze e delle video-telefonate e questa modalità, che ha i suoi limiti, ha però visto anche l’avvicinarsi di molte persone che prima faticavano a comunicare direttamente e a conoscersi, anche tra insegnanti e alunni”.

“Quale può essere dunque il compito dell’insegnamento della Religione cattolica in questa particolare circostanza?”, si chiede l’arcivescovo.  Anzitutto oggi ci sono “opportunità per voi, come insegnanti, di aprire nuovi spazi di dialogo e di proporre ai ragazzi molte domande aperte. Se è vero che l’educazione non si limita all’istruzione, ma accompagna la totalità della persona, in queste giornate strane potete cercare di raggiungerli per farvi sentire vicini, interessati alla loro vita quotidiana, per aiutarli a trovare qualche prospettiva nuova e invitarli a vivere il tempo ‘regalato’ dal virus per crescere culturalmente, affettivamente, ma anche spiritualmente”.

Ai giovani non basta sentire gli amici e “perdersi nel mare senza limiti della rete”. Cercano chi con empatia si interessi allo loro vita e li “aiuti a non perdere la speranza nel futuro, a coltivare un sogno, a pensare a un progetto per la propria vita, ad aprirsi a un ideale, a interrogarsi sulla fede e sulla proposta di vita nuova che viene da Gesù…”. “Non potreste essere anche voi questi adulti loro ‘compagni di viaggio’?”, propone monsignor Ghizzoni. Quando si tornerà in classe, prevede, “l’essere stati loro vicini arricchirà i vostri rapporti umani e forse permetterà di trasmettere la visione del cristianesimo sulle domande di fondo con più credibilità ed efficacia”. Il vescovo conclude ringraziando gli insegnanti e con la promessa di accompagnarli nella preghiera “in questo tempo di prova perché sia trasformato in un’occasione di crescita in umanità e di rinnovamento della speranza cristiana”.