La Messa dalla Cattedrale trasmessa in diretta sul canale Facebook di Risveglio Duemila
La Messa dalla Cattedrale trasmessa in diretta sulla pagina Facebook di Risveglio Duemila

“Ecco la risposta del Vangelo di oggi (incentrato sull’episodio della risurrezione di Lazzaro, ndr) alle domande che anche noi ci stiamo ponendo in questi giorni – ha esordito monsignor Lorenzo Ghizzoni nell’omelia durante la Messa celebrata, in diretta streaming, dalla Cattedrale di Ravenna domenica 27 marzo, insieme al parroco don Arienzo Colombo –. Da dove viene e dove andrà a finire la nostra vita fisica, psichica e spirituale? E che passaggi dovrà affrontare?”. Sono domande, ha chiarito l’Arcivescovo, che in questo periodo ci poniamo e che si fanno sentire attraverso “quell’ansia e quella paura che portano a volte a compiere gesti non sempre coerenti per difendere se stessi, esagerando forse quello che sta succedendo, invece di affrontare con calma e aiutandoci, il problema e i rischi che incombono”.

L’Arcivescovo ha fatto poi riferimento ai sette grandi segni e/o miracoli che sono contenuti nella parte iniziale del Vangelo di Giovanni e che identificano Gesù e la sua “intenzione nei confronti della vita dell’uomo, che è segnata da tanti problemi, limiti, e da tanto male. Non sempre noi riusciamo a dare delle risposte da soli affrontiamo ai mali che viviamo, rimane la nostra incapacità di salvarci davvero da tutti i mali del mondo”.

Ma Gesù, il Figlio di Dio, ha chiarito l’Arcivescovo, è venuto proprio per liberarci da tutti i limiti, gli ostacoli della nostra vita. E lo ha fatto “affrontando il male personalmente – ha detto monsignor Ghizzoni –. Egli ci vuole coinvolgere in questa lotta contro il male perché prevalga la capacità di bene, di pace, di amore, giustizia, verità, amicizia, solidarietà che c’è nell’umanità di ciascuno. La forza che il Signore Gesù ci ha portato con il suo Spirito ci permette di affrontare questa lotta non da soli ma con lui. La fede in questo è essenziale, con essa noi ci affidiamo a Lui, così egli ci trasforma e ci dà la capacità di affrontare ogni momento i problemi, le difficoltà. Gesù ha voluto che la Chiesa fosse un popolo che insieme accoglie la grazia del suo Spirito e insieme si impegna per sconfiggere il male”.

Quando però la prova da superare è difficile, lunga e faticosa, come quella che l’umanità sta affrontando in questo periodo, viene forte la tentazione di lamentarsi verso Dio. “Accade nell’Apocalisse, l’ultimo testo del Nuovo Testamento – ha detto l’Arcivescovo  –  scritto quando la Chiesa, ai suoi albori, subiva già la persecuzione. E allora sale la domanda a Dio: ‘fino a quando Signore dovremo stare in questo tempo intermedio in cui la tua salvezza non ha ancora trasformato il mondo?’.

Bene, alla fine di questo testo, c’è una specie di visione in cui Dio si impegna a donarci una nuova città, nuova Gerusalemme, un nuovo mondo in cui vivremo in modo rinnovato, non ci saranno più violenza, dolore, inganno, peccato. La nuova Gerusalemme sarà illuminata dalla luce di Cristo e noi saremo in una condizione di completa redenzione e vivremo nella pace. Potremo lodare la sua misericordia e godremo in pienezza della luce di Dio. Il Signore si impegna a prometterci questo e ci chiede ora di resistere”.

L’Arcivescovo ha poi fatto cenno concretamente ai sette segni sopracitati del Vangelo di Giovanni (come l’episodio del cieco nato che torna a vedere o quello della samaritana al pozzo, o ancora le nozze di Cana). “Gesù i segni li ha fatti –  ha proseguito monsignor Ghizzoni –. La sua divinità e potenza si sono affermate e orientate verso la nostra salvezza. Potenza che vuole la guarigione non la malattia, la vita e non la morte, che non ci dice semplicemente ‘sopportate, abbiate pazienza’. Lui ha portato la sua grazia che trasforma e rinnova la nostra esistenza. Siamo chiamati a fare nostre le parole di Marta che, nel brano evangelico, riconosce che Gesù è il Messia, il figlio di Dio, colui che deve venire, che significa che è anche colui che dovrà venire per completare alla fine dei tempi la sua opera.

Chiediamo al Signore la forza per tutti coloro che vivono nella malattia, nella paura, nell’ansia, nella limitazione, di guardare alla figura di Gesù che è la risurrezione, la vita, e anche la via e la verità più profonda. Guardiamo a Lui, chi crede in lui non morirà in eterno”.