Dopo aver comunicato, come da decreti normativi in materia di contenimento della pandemia relativa alla diffusione del contagio da Coronavirus in tutta Italia, la chiusura delle sue sedi, l’Istituto Oncologico Romagnolo non resta con le mani in mano. D’altronde i pazienti oncologici, spesso immunodepressi o comunque debilitati dalla patologia e dalle cure che seguono, in questo periodo sono i più fragili: a loro, più ancora che agli altri, è stato consigliato di restare in casa e ridurre i contatti sociali al minimo indispensabile.

Questa situazione di profondo isolamento può amplificare ancora di più le angosce verso il futuro per i malati e per i loro famigliari. Per questo motivo, lo IOR ha attivato per tutti i pazienti della Romagna e i loro cari la possibilità di richiedere colloqui dedicati di supporto psiconcologico: basta compilare il form che si trova all’indirizzo http://bit.ly/IORichiedosupporto per essere ricontattati da una delle professioniste dell’Istituto Oncologico Romagnolo, che fisseranno col richiedente un incontro “virtuale”, utilizzando le tecnologie messe a disposizione da computer e smartphone. Le specialiste che presteranno questo servizio, in maniera come sempre assolutamente gratuita per i pazienti e i loro famigliari, saranno: Luisa Del Nibletto per la provincia di Forlì-Cesena; Giselle Cavallari per la provincia di Ravenna; ed Elisa Ruggeri per la provincia di Rimini. Con quest’ultima, in particolare, i pazienti potranno seguire veri e propri percorsi di mindfulness a domicilio, tramite Skype Call, per riuscire ad affrontare al meglio angosce e dubbi relativi ad una diagnosi di cancro e amplificati dall’emergenza sanitaria in cui versa il paese, ricominciando ad essere al contempo “parte di un gruppo”, sebbene a distanza.

A proposito del servizio di psiconcologia online Fabrizio Miserocchi, direttore generale IOR, ha dichiarato: “In questo periodo più che mai siamo chiamati a gettare il cuore oltre l’ostacolo e a utilizzare tutti gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione per continuare ad essere vicini a chi soffre, come la nostra mission impone dal 1979. L’isolamento induce ciascuno di noi a confrontarci con paure ed angosce, per noi stessi e per i nostri affetti, che forse prima non conoscevamo: chiaramente questo discorso vale anche, se non di più, per un paziente oncologico o per un suo famigliare”. “I colloqui a distanza ovviamente dovranno necessariamente adattarsi alle tecnologie – prosegue Miserocchi – : è impensabile portare avanti un percorso di analisi vera e propria, approfondita, tuttavia riteniamo che questo servizio rappresenti comunque un aiuto in più che può fare la differenza. Nel frattempo stiamo attivando anche campagne di raccolta fondi per essere a disposizione delle varie oncologie del territorio, laddove manifestino un bisogno”.