Un momento della preghiera di venerdì sera in piazza San Pietro
Un momento della preghiera di venerdì sera in piazza San Pietro

Mentre il Papa sale da solo, a piedi, le gradinate di marmo della basilica una notifica sul cellulare riporta, gelida, il numero dei morti delle ultime ventiquattr’ore, altre 969 vite strappate all’affetto dei loro cari, il numero più alto dall’inizio dell’epidemia. Il cielo è fosco, la pioggia sferza l’abito bianco di Francesco, infligge nuovi tormenti al corpo di quello stesso Crocifisso che mezzo millennio fa venne invocato dai fedeli contro la peste. Ed ora se ne sta lì, le braccia stese, le labbra aperte, vicino all’icona di Maria “salvezza del popolo romano” che una pia leggenda vuole dipinta dall’evangelista san Luca.

Nel buio della piazza vuota la voce del papa dà voce ai sentimenti di tutti.

“Da settimane sembra che sia scesa la sera… presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati…”. Impauriti. Ma forse più capaci, in questo tempo che smaschera le apparenze sociali, di riconoscere nell’inferno ciò che inferno non è: “Persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo”.

Il dolore e la preghiera. Perchè il dolore, da solo, non ci salva e nemmeno ci rende migliori. Di solito, anzi, incattivisce l’anima. L’esperienza dei discepoli con il Signore, durante la burrasca sul lago di Tiberiade. L’unico passo dei Vangeli in cui vediamo un Gesù che dorme, mentre la barca rischia di affondare. Ma non è vero che non gli importa nulla di noi, come viene da dire a quei discepoli dal temperamento istintivo così simile al nostro. Ci vuol solo far capire, amandoci, che noi senza di Lui non possiamo nulla.

“Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: ‘Voi non abbiate paura’. E noi, insieme a Pietro, ‘gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi’”.

Lucio Brunelli (Agensir)