Marko Rupnik,
Marko Rupnik, "Il cieco nato", Santuario Giovanni Paolo II, Cracovia

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38). In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe”, che significa “inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: “Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?”. Alcuni dicevano: “È lui”; altri dicevano: “No, ma è uno che gli assomiglia”. Ed egli diceva: “Sono io!”. Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei, dunque, gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri invece dicevano: “Come può un peccatore compiere segni di questo genere?”. E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Egli rispose: “È un profeta!”. Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui.

In commento al Vangelo di Patrizia e Goriziano Facibeni (Ufficio Famiglia diocesano). Il brano del cieco nato dovrebbe essere chiamato il brano dei tanti ciechi: tolto Gesù, infatti, sono tutti ciechi. Solo Gesù si accorge del cieco come persona e si preoccupa di risolvere il suo dramma. Gli apostoli che sono con Lui vedono nel cieco nient’altro che un interessante caso di studio per capire meglio come funziona la giustizia (punitiva?) di Dio.

I vicini e i conoscenti del cieco, messi alle strette, non lo riconoscono più, preferendo fingere di non vedere bene piuttosto che mettersi contro i farisei. Persino i suoi genitori si fingono ciechi di fronte al grande miracolo che gli ridà una vita decorosa, e invece di esultare per il miracolo ricevuto, cercano solo di allontanare da sé i problemi che questa guarigione comporta, scaricandoli proprio sul figlio. E i farisei, che credono di vedere e capire tutto, finiscono per diventare più ciechi del cieco nato. Insomma tutti ciechi, per non riconoscere che solo Gesù è la luce del mondo, inviato per compiere le opere del Padre. E Gesù sottolinea il suo essere inviato dal Padre, mandando il cieco a lavarsi proprio alla piscina di Siloe, che significa “inviato”.

Il centro del brano non è il miracolo, ma la conversione del cieco. Siamo infatti di fronte a una grande liturgia battesimale, che inizia con Gesù che impasta del fango, ricordo della prima creazione dell’uomo, e continua con il lavacro nella piscina che libera dal peccato (la cecità) e rigenera totalmente l’uomo, e dopo che il cieco nato riconosce Gesù con termini sempre più precisi – passa infatti da: un uomo, a un profeta, a un inviato di Dio, fino a riconoscerlo come Figlio dell’Uomo e Signore – raggiunge l’apice con la sua professione di fede: “Credo, Signore!”. Che bella professione di fede fatta da una persona molto concreta, che si fida dei fatti più che dei ragionamenti contorti dei farisei!

Certo non è sufficiente solo vedere la luce, ma come ci ricorda papa Francesco, è importante seguire la luce vera, non quelle false del pregiudizio o del tornaconto. E riscoprire la luce della fede, quella che abbiamo ricevuto con il battesimo. “E questa nuova illuminazione ci trasformi negli atteggiamenti e nelle azioni, per essere anche noi, a partire dalla nostra povertà, dalle nostre pochezze, portatori di un raggio della luce di Cristo” (Angelus del 26 marzo 2017).

Da dove possiamo iniziare? Anche noi possiamo essere ciechi, se non ci accorgiamo di chi il Signore ci mette a fianco. Come quei farisei, a volte diamo per scontate le persone che abbiamo accanto nella nostra famiglia: moglie, marito, figli, fratelli e ci accontentiamo di rapporti di abitudine e non di amore. È solo il Signore che ci libera da questa cecità, e ci fa scoprire che quello che sembrava scontato in realtà è un dono di Lui. Approfittiamo allora dell’opportunità che ci viene data, in questa Quaresima in cui siamo costretti a passare molto più tempo a casa: rendiamo fecondo questo tempo riscoprendo il dono dei nostri familiari e la gioia di condividere la nostra vita con essi, aprendoci al dialogo dell’anima, senza ridurci alla mera abitudine, come i farisei. Saremo ricompensati da una Pasqua piena della Sua luce.