Trasfigurazione, Salvador Dalì
Trasfigurazione, Salvador Dalì

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17m 1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè  e una per Elia”. Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra.  Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. 
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.  Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: “Alzatevi e non temete”.  Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.  Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro:  “Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”.

Si parla di Trasfigurazione nel brano del Vangelo al centro della liturgia della prossima domenica che, a causa delle restrizioni connesse alle disposizioni dei vescovi per arginare il contagio da Covid-19, per i fedeli della Diocesi di Ravenna-Cervia sarà una domenica senza Messa. Ancor più utile risulta quindi il commento al Vangelo che per Risveglio Duemila, questa settimana è firmato dal diacono Davide Riminucci, e che può quindi essere spunto di riflessione per la preghiera personale o in famiglia. Ecco la versione integrale.

Gesù è in cammino verso Gerusalemme, dove lo aspetta la croce. Anche noi dobbiamo seguirLo verso “Gerusalemme” dove ci aspetta la nostra croce. Molti però davanti a questo fatto, si bloccano: alcuni cadono, chi cade nel pessimismo che non vede soluzioni e speranza, altri sono presi dalla banalità, pensando perciò di risolvere il problema della vita non pensandoci. Gesù, che conosce la tentazione umana, vuole preparare i suoi discepoli a cercare di uscirne fuori vincitori. Un giorno Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni (saranno vicini a Lui anche nell’orto degli Ulivi) e li porta nella solitudine di un monte. Davanti a loro si sprigiona la divinità che è il futuro dell’uomo, è il futuro del mondo. Perché Gesù fa questo dono? Prima di tutto per invitare gli apostoli a fidarsi di Dio: al cospetto di Dio è richiesto a tutti un atto di abbandono che è chiamato fede; fu richiesto ad Abramo quando lasciò la sua terra e si mise in viaggio, è richiesto anche a noi oggi per metterci in viaggio verso l’eternità. Serve un atto di umiltà per stare nel solco della libertà, della verità e della felicità. Noi, invece, vogliamo capire tutto e sapere ogni cosa anche a costo di dimenticarci di Dio. Davanti a Dio l’orgoglio è pura follia. 
Gesù ci fa comprendere anche una seconda verità. Si presenta nella luce della divinità mentre è incamminato verso la croce, Egli fa intendere che Dio resta Dio anche quando cammina nella pazienza, nella povertà, nella sofferenza. Ci saranno prove, tribolazioni, malattie e morte. Ma chi crede in Dio, camminerà in mezzo alle prove con coraggio e fiducia.
Un terzo messaggio della trasfigurazione è un richiamo alla vita eterna. È una delle verità fondamentali della vita cristiana: la vita non finisce in questo mondo, se dimentichiamo questo la nostra vita sarà un insieme di capricci, che portano all’insoddisfazione e alla violenza. Oggi è pieno di gente che si affanna, si scoraggia, si stanca e che combatte, queste persone non hanno capito che l’oggi terreno decide la vita eterna. Gli apostoli videro il Paradiso per un momento e rimasero incantati. La gioia vera la può dare soltanto Dio. Anche a noi capita talvolta di fare esperienza di paradiso: la gioia del bene compiuto è esperienza di paradiso, quando facciamo sorridere un ammalato è gioia di paradiso, se asciughiamo una lacrima è gioia di paradiso. Se non si capisce questo, la nostra vita si trasforma in un inferno senza bisogno di attenderlo.
Durante la visione sul monte gli Apostoli sentirono una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo” (v. 5) Ascoltare è difficile! Ascoltare vuol dire accogliere un altro nella propria vita, nel proprio cuore! È accogliere Dio e guidare con Lui il timone della nostra vita, mettendosi in cammino e lasciandosi condurre da lui. Dove? Dopo questa visione gli apostoli con Gesù tornano alla vita di tutti i giorni che è la vita che viviamo anche noi: con la nostra generosità e il nostro egoismo, ma anche col perdono e la vendetta, ma soprattutto fatta di vittime e persecutori. 
Gesù ha vinto il mondo subendo l’ingiustizia del mondo, ha vinto la cattiveria, perdonando l’odio degli uomini.