Monsignor Ghizzoni davanti ai cancelli del cimitero monumentale
Monsignor Ghizzoni davanti ai cancelli del cimitero monumentale

Dal 4 maggio sarà possibile tornare a celebrare i funerali, seppur in forma breve e con diverse limitazioni, a partire dal numero delle persone che potranno partecipare al rito (massimo 15). In vista di questa data, oggi sono arrivate indicazioni per questo tipo di celebrazioni sia dalla Conferenza episcopale italiana che (sul fronte sanitario) dal Ministero dell’Interno, che riassumiamo di seguito con alcune note dell’agenzia di stampa Sir.

A livello diocesano, spiega il vicario generale don Alberto Brunelli, si è scelto, almeno in questa prima fase di ritorno alle celebrazioni in tempo di epidemia, di privilegiare la chiesa del cimitero monumentale come luogo (non esclusivo) per i funerali. Restano comunque possibili la benedizione del feretro e della tomba all’interno della camera mortuaria e al cimitero.

Le indicazioni della Cei danno la possibilità di non celebrare la Messa nel rito delle esequie, e suggeriscono le celebrazioni dall’aperto. Di seguito tutte le indicazioni.

“La celebrazione delle cerimonie funebri deve essere circoscritta esclusivamente in un edificio di culto o in un luogo all’aperto”. Lo si legge nella risposta del ministero dell’Interno al quesito sottoposto dalla Segreteria generale della Cei, sulla celebrazione esequiale a seguito dell’emanazione delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Le disposizioni entreranno in vigore da lunedì 4 maggio, come da Dpcm dello scorso 26 aprile, e “consentono le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti e, comunque, fino a un massimo di 15 persone, con funzione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”. Nella risposta del ministero si segnala l’esigenza che “i partecipanti si allontanino quanto prima dal luogo della celebrazione, evitando la formazione di assembramenti ovvero di cortei di accompagnamento al trasporto del feretro”.

Il ministero segnala che “la forma liturgica della celebrazione rientra nella competenza dell’autorità ecclesiastica, secondo un prudente apprezzamento legato alle diverse situazioni nei vari territori, le tradizioni e le consuetudini locali, assicurando che la cerimonia si svolga in un tempo contenuto”. Lo stesso vale per i riti dell’ultima commendatio e della valedictio (cioè “ultima raccomandazione e commiato”) al defunto, “da compiersi nel medesimo luogo in cui viene celebrato il rito esequiale”.

Nel caso in cui venga celebrata la Messa, il Viminale scrive che “deve essere evitato il contatto fisico come, per esempio, lo scambio del segno di pace, in continuità con le disposizioni ecclesiastiche già emanate”. “La celebrazione esequiale in ogni caso è consentita con il rispetto di tutte le norme precauzionali previste in tema di contenimento dell’emergenza epidemiologica in corso, in particolare è prescritto che i partecipanti indossino idonei dispositivi di protezione delle vie respiratorie e mantengano le distanze interpersonali previste, assicurandosi, in caso di celebrazione al chiuso, che il locale abbia una capienza adeguata al richiesto distanziamento e sia previamente sanificato”.

A queste disposizioni di tipo sanitario, si aggiungono le note della Cei, a firma del segretario generale monsignor Stefano Russo, diffuse poco dopo la risposta del Ministero dell’Interno, che specificano alcune misure “già condivise” nel rispetto della normativa sanitaria e delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Sars-Cov-2”.

Prima dell’accesso in chiesa dei partecipanti alle esequie funebri – indica la Cei –, occorre che “sia garantita da un addetto alla sicurezza la misurazione della temperatura corporea, attraverso un termometro digitale o un termo-scanner”. Una disposizione che è richiesta anche per le celebrazioni all’aperto. “Venga bloccato l’accesso a chi risulti avere una temperatura corporea superiore ai 37,5 °C”.

Vista la possibilità di celebrare le esequie anche con la Messa, la Cei indica che “nel momento della distribuzione della Comunione eucaristica si evitino spostamenti”. “Sia il celebrante a recarsi ai posti, dove i fedeli – al massimo quindici – sono disposti nel rispetto della distanza sanitaria”. Il sacerdote dovrà indossare la mascherina, “avendo cura di coprirsi adeguatamente naso e bocca”, e “mantenga a sua volta un’adeguata distanza di sicurezza”. “La distribuzione dell’Eucarestia avvenga dopo che il celebrante abbia curato l’igiene delle proprie mani – altra indicazione –; lo stesso abbia cura di offrire l’ostia porgendola sulle mani dei fedeli, senza venire a contatto fisico con esse”.

Per quanto concerne la sanificazione, “la chiesa sia igienizzata regolarmente, mediante pulizia delle superfici e degli arredi con idonei detergenti ad azione antisettica”. Al termine di ogni celebrazione si dovrà favorire il ricambio dell’aria.

Suggerita la celebrazione delle esequie all’aperto, con il rispetto delle distanze di sicurezza e delle altre indicazioni, nei casi in cui “siano presenti spazi idonei, contigui alla chiesa”. “Si consideri anche l’ipotesi di celebrare le esequie funebri all’aperto nelle aree cimiteriali dove vi sia la possibilità di mantenere un adeguato distanziamento fisico”. Richiesto all’autorità ecclesiastica competente che tutti i fedeli siano informati sulle disposizioni di sicurezza indicate, “sia attraverso i suoi canali di comunicazione, sia affiggendo all’ingresso della chiesa stessa appositi cartelli informativi”