Padre Jhontin, cappellano del Santa Maria delle Croci
Padre Jhontin, cappellano del Santa Maria delle Croci

Il Venerdì santo in ospedale ha il sapore della quotidianità. Il dolore di tanti parenti e ammalati è una croce quasi quotidiana, soprattutto al tempo del Covid-19. E in questa situazione, per essere segno visibile di un Dio che si mette a fianco di chi soffre, fino alla croce, padre Jhontin, il parroco dell’ospedale (sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato, arrivato dalla Tanzania meno tre mesi fa) ha scelto la strategia della prossimità.

“Vado nei raparti che non sono Covid-19 per non rischiare di portare il contagio, su indicazione della direzione sanitaria – racconta –, chiedo come hanno trascorso la notte. A qualcuno dico che Gesù soffre con loro, ma a volte basta solo stare vicino, in silenzio. Le parole devono essere un abbraccio”. Quello che a causa delle misure di contenimento del Covid-19, non si può dare, la carezza o la stretta di mano che manca. Ma nel dialogo con i malati l’annuncio della Pasqua ormai alle porte non manca mai: “Gesù soffre con voi, vi accompagna, ma poi risorge. Il Lui c’è la nostra speranza”

Diverso il discorso per chi è in fin di vita o malato grave: “In quel caso, chi lo desidera mi chiama per l’Unzione degli Infermi, la Confessione e io vado, con tutte le protezioni del caso”.

Un incontro, in questi momenti drammatici, ha colpito il cappellano del Santa Maria delle Croci: “Mi ha chiamato la figlia di una persona che stava morendo di Covid-19. Veniva da Bologna. Sono entrato con lei e lei si è messa in ginocchio accanto al padre mentre ho dato l’estrema Unzione. Una donna con un percorso di fede profondo. Non la dimenticherò”.

Le celebrazioni al Santa Maria delle Croci proseguono senza la partecipazione dei fedeli, come nelle altre parrocchie della Diocesi. Ma, nonostante questo, la presenza nella chiesa dell’Ospedale è aumentata: “Tante persone vengono a pregare, a stare in silenzio davanti al Crocefisso. Sono anche sanitari e medici che si fermano per la loro preghiera personale. Molto più che prima. E’ un bel segno: un modo di accompagnare Gesù verso la Croce”.