La cattedrale di Notre Dame devastata dall'incendio
La cattedrale di Notre Dame devastata dall'incendio

“Avevo promesso che avremmo ricostruito Notre Dame in cinque anni. Faremo di tutto per rispettare questa scadenza”. Torna sulla “promessa” fatta e garantisce di mantenerla, il presidente francese Emmanuel Marcon in un messaggio video alla Nazione registrato oggi per onorare l’anniversario, un anno fa, dell’incendio che ha distrutto la cattedrale Notre-Dame di Parigi cuore della Francia, anima dell’Europa. La pandemia da Coronavirus ha colpito anche la ricostruzione e in una Francia in quarantena, anche il cantiere è attualmente sospeso.  “Ma si riavvierà il più presto possibile”, promette Macron. “Non credo che un atteggiamento di attesa o di smarrimento sia una risposta alla sfida dei tempi. Stabilire obiettivi è la forza dell’anima che i tempi attuali richiedono. C’era il tempo della prova e dell’emozione, poi è arrivato il tempo della riflessione. Ora è il momento della ricostruzione”.

Era pomeriggio tardi quando le fiamme hanno cominciato a devastare parte della cattedrale. Sul posto sono intervenuti 500 vigili del fuoco che hanno lavorato 7 ore, a rischio della propria vita, per estinguere l’incendio, in un’operazione di estrema complessità. Con loro gli agenti di polizia, rappresentanti del Ministero della Cultura e della municipalità di Parigi, i responsabili dell’arcidiocesi. Insieme hanno lavorato tutta la notte per evacuare la cattedrale, mettere i lavori sotto copertura, salvare il salvabile. Nel suo messaggio, il presidente ringrazia e rivolge un pensiero speciale anche ai “340.000 donatori di tutto il mondo” che con uno straordinario “slancio di generosità” hanno contribuito fin dall’inizio al progetto di ricostruzione della cattedrale. E conclude: “Se il restauro di Notre-Dame è importante per tutti noi, è senza dubbio anche perché è un simbolo della resilienza del nostro popolo, della sua capacità di superare le difficoltà e di riprendersi”.

A fare il punto sulle donazioni ricevute e confluite nel “Fondo cattedrale di Parigi” nel corso del 2019 e nel primo trimestre del 2020 è stata la scorsa settimana l’arcidiocesi di Parigi. Fino ad oggi sono stati raccolti 55,8 milioni di euro frutto di una vasta e mondiale operazione che ha coinvolto 56mila individui, aziende, comunità e fondazioni. L’arcidiocesi di Parigi fa sapere che gli impegni assunti da grossi mecenati, famiglie e grandi imprese (come gruppo Axa, Arnault e Lvmh, Pinault via Artémis, Bouygues, Barone Philippe de Rothschild Sa, Consiglio regionale Idf 2, Decaux, Fondazione Michelin, ecc.), per un valore da 500mila euro fino a 200 milioni, sono stati tutti oggetto di accordi o creazione di nuove fondazioni protette sotto l’egida della Fondazione Notre Dame in modo da garantire che i contributi promessi siano erogati senza alcuna ambiguità.

Sulle pagine del quotidiano cattolico francese, La Croix, l’arcivescovo di Parigi monsignor Michel Aupetit dedica una sua riflessione sul ruolo e sull’avvenire che la cattedrale ha svolto nella storia ed è chiamata ancora a svolgere in futuro. “Nei momenti più tragici – scrive -, la cattedrale è la casa comune dove piangiamo e imploriamo. Nei momenti più felici, dove lodiamo e celebriamo la nostra gratitudine. Dobbiamo guidare i nostri passi verso di lei, la bella signora di pietra, per ritrovare il senso della città, per sapere che non siamo individui isolati ma un popolo chiamato alla comunione, consapevole dei propri doveri a partire da quello di essere ‘custode di suo fratello’”. “Quale cattedrale per il 21° secolo?”, chiede mons. Aupetit. “Quella che è sempre stata, per la quale è stata costruita: per la lode di Dio e la salvezza degli uomini. Rimanga fedele a ciò che è, o perderà la sua anima”.

Venerdì Santo, l’arcivescovo aveva presieduto all’interno della cattedrale, con tutte le restrizioni dovute per il coronavirus, una cerimonia con la venerazione della corona di spine, la reliquia più preziosa conservata a Notre-Dame che si è miracolosamente salvata dalle fiamme dell’incendio. “In questa Settimana santa, il mondo intero è colpito da una pandemia che diffonde la morte e ci paralizza. Questa corona di spine è stata salvata la sera del fuoco. È il segno di ciò che hai sofferto per la derisione degli uomini. Ma è anche il magnifico segno che ci dice che ti stai unendo al culmine delle nostre sofferenze, che noi non siamo soli e che sei sempre con noi”.

Maria Chiara Biagioni